Caro Beppe,
nell'Italia delle raccomandazioni e dei favoritismi, sono a richiederti una buona parola per la mia candidatura a giurata alla Disfida del tortello. Ti mando le motivazioni alla mia designazione (che ho già trasmesso ad Anna Prandoni che ne ha scritto sul "Corriere"). Certa che, un giorno forse, potrò farti assaggiare i tortelli fatti da me.
MOTIVAZIONI ALLA CANDIDATURA DI VALENTINA AMBROSINI
Chi meglio di me potrebbe essere giurata o assaggiatrice di tortelli?
Con un po' di presunzione sono a candidarmi alla sfida del tortello, perchè mi ritrovo a 31 anni a pensare che avrei dovuto fare lo Chef.
Sono qui alla mia postazione di lavoro, a seguire l'andamento delle azioni, pensando alla bella cena "vissuta" ieri sera.
Il piacere di scoprire il cibo (di guardarlo, odorarlo, assaggiarlo) mi è sorto qualche anno fa. Ora mi ritrovo a navigare in Internet per scoprire i segreti dei maestri della cucina. Mi ritrovo in libreria ad acquistare i (carissimi) libri pubblicati da chef di gran nome come Anna e Antonio Santini, Sadler, Iaccarino.
Mi ritrovo a chiedere agli amici dove potrei acquistare un'oca (in polleria?) per sperimentare delle ricette che ho trovato.
E per ultimo mi sono ritrovata alle 23.30 dello scorso giovedì sera a stendere la sfoglia. Ho fatto per la prima volta la pasta in casa. Ho usato un uovo ogni 100 grammi di farina. La farina l'ho setacciata, così da rendere l'impasto più uniforme.
Ho preparato dei tortelli di zucca. Mi sono accorta poi in cottura che la sfoglia andava stesa più fine. Erano buoni però.
Mi candido perché ieri ero al Piccolo Teatro a vedere lo spettacolo di Paolini (Parlamento chimico). Se lui da neofita (come si è dichiarato) è riuscito a documentarsi così bene sulla storia della "chimica" in Italia (ricordo tutta la sua spiegazione) anche io posso ambire (da neofita) ad imparare a stendere la sfoglia e a riconoscere un buon tortello...
Risposta di Beppe Severgnini.
Non ho capito: vuoi fare la cuoca mantovana, la cuoca cremasca, la giurata o il tortello.