Beppe Severgini - da "Qui Touring", maggio 2003
"Un viaggio non è rappresentato solamente dalle città che si visitano, dai tipi che s'incontrano, dalle genti che si studiano, dai monumenti che s'ammirano o si finge d'ammirare, dalle cattive colazioni che si pagano salate, dalle buone cene che non si digeriscono, dalla chiacchiere che si dimenticano, dalle altre chiacchiere che si ricordano, dai panorami che stupiscono, dalle mance che non contentano mai il cameriere, dalle valigie che si fanno e si disfanno... Un viaggio è anche pieno di tante cose indefinibili le quali nascono e muiono in fondo all'anima...fantasmi, nonnulla, povere mammole che lasciano un po' di profumo. E col tempo, quando gli anni passano, inesorabilmente, la spugna sulle visioni e sui ricordi, sono forse unicamente le povere mammole quelle che restano!"
Così scriveva Mario Appelius nel 1925, in un libro dal titolo "Asia tragica e immensa". L'uomo aveva molta fantasia (fin troppa, diceva Montanelli). Ma sapeva scrivere. I suoi racconti sono l'equivalente di un quadro orientalista, e vanno presi come tali. L'intuizione delle "mammole" è comunque interessante. Dei viaggi, spesso, rimangono profumi e sapori. Soprattutto quando sono combinati dentro un piatto, con un bicchiere di vino davanti. Del turismo gastronomico si parla tanto, di questi tempi. Ormai non c'è paesino, valle, conca, collina o lungomare che non sia battuto dagli "esploratori del gusto". Approvo, sia chiaro. Questo modo di viaggiare sta provocando molte conseguenze positive: movimento turistico, nuovi prodotti editoriali, riscoperta di cibi e tradizioni, giovani ristoratori che hanno trovato un bel lavoro e un buon reddito lontano dalle grandi città, eccetera. Interessante è capire cosa accadrà adesso. "Mai profetizzare, soprattutto sul futuro", diceva Sam Goldwyn, il magnate di Hollywood. Ma lui non aveva la deliziosa incoscienza di noi italiani: quindi, lasciatemi provare. Credo che le novità dei prossimi anni - nella ristorazione, ma anche nell'alimentazione - saranno di natura internazionale ("etnica", dicono oggi). Non soltanto come sapori; anche come modalità di servizio. Pensate alla facilità con cui i McDonald's si sono inseriti nelle abitudini italiane: non le hanno sconvolte, come temeva qualcuno; e non hanno fatto concorrenza ai nostri cibi (come avrebbero potuto?). McDonald's in Italia non vende tanto gli hamburger, quanto il tempo, i giochini per i bambini e una certa aria d'America (che piace sempre, Iraq o non Iraq). I ristoranti cinesi si sono imposti non solo perché offrono piatti diversi, ma perché li fanno pagar poco (sono stati la prima alternativa istituzionale alle pizzerie: lo dimostra il numero di giovane coppie che s'incontrano). I locali cubani o brasiliani non propongono solo piatti dal nome eufonico (euforico?), ma anche un'illusione di spensieratezza.I ristoranti giapponesi offrivano anche un'esperienza estetica: se hanno fallito, era per via dei prezzi, troppo alti. Ecco: pensate quante altre cose possono succedere. Giorni fa ero a pranzo con tre colleghi, e uno ha esclamato: "Churrasco per tutti!". E non eravamo a Santa Fe (Argentina), ma in via San Marco (Milano). Se le cose andranno sempre più in questa direzione, non c'è da stupirsi. Tutte le civiltà satolle hanno cercato di insaporire le proprie vite. E' accaduto agli ateniesi e ai romani, ai franchi e ai vittoriani. Sta accadendo all'Italia (non accade, invece, agli Stati Uniti, una nazione ancora in piena "fase spartana"). Non sempre queste mode hanno profondità: spesso sono una forma di solletico dello spirito (eseguito attraverso lingua e palato). Ma la curiosità che circonda il cibo è genuina; così il desiderio di sperimentazione. Rispetto ad altre parti del corpo umano, lo stomaco è più serio, pratico e lungimirante. La cucina italiana, perciò, cambierà più in fretta della società italiana. Aspettatevi un 2008 profumato di zenzero, citronella, coriandolo e chissà cos'altro. Piatti locali con variazioni esotiche. Giovani cuochi che tornano dalle vacanze pieni di voglie iconoclastiche. Un mondo nuovo, che sarebbe piaciuto ad Appelius. E noi viaggiatori saremo i primi a scoprirlo. Bello, no?