Ottobre 06, 2003

La cucina, il fondo, il bosco, le rive della Marteniga.

“Perché insisto ostinatamente con mia madre, quasi facendole violenza, nel ricordarle i dolori della sua vita? Forse per riscattarmi del passato. . . .
Ero uscita dalla guerra finalmente capace di formulare pensieri e giudizi miei, con conoscenze mai possedute, con incrollabile fiducia in me stessa, nella mia futura capacità di vivere e di comprendere il mondo.

Non capivo che la guerra per lei era stata un’altra cosa: la sua distruzione come donna. A mia madre non importava di chi fosse la colpa della perdita dei suoi figli, importava solo la tragica realtà che non esistessero più.
Adesso posso tentare un ricupero affettivo di quel tempo, farmi perdonare il momentaneo distacco dai suoi sentimenti di allora, e lei può meglio comprendere quel mio atteggiamento. Dopo quindici anni la vita ha avuto il sopravvento anche su di lei, altri fatti sono venuti a darmi ragione di quel che tentavo di spiegarle quando il suo cuore non poteva capire.
Questo ricordare il tempo m’appare, qualche volta, ancora una crudeltà che potrebbe rinnovarle sofferenze sopite. Ma vedo che lei mi segue, fin dove può, ascoltandomi volentieri, aggrappandosi ai ricordi nel tentativo di interpretare i fatti della sua vita e di quella, brevissima, dei figli.
La sua partecipazione credo sia influenzata anche dal luogo dove si susseguono i nostri colloqui: la cucina, il fondo, il bosco, le rive della Marteniga, ambienti ai quali mi sento quasi incorporata come parte dell’insieme e quindi anche delle fatiche, del sudore, degli antichi progetti suoi.
. . .
Se fosse stata ancora in vita, molti anni più tardi, le sarebbe certamente piaciuto il mio nuovo mestiere che m’ha spinta ad ogni curiosità del mondo e delle cose.”

Tratto da “La casa sulla Marteniga” di Tina Merlin.

Posted by Valentina Ambrosini at Ottobre 6, 2003 10:16 PM