Ottobre 12, 2003

Ci sono cose che per capirle, bisogna assaggiarle. Viaggio nelle Langhe e nel mondo dei tartufi.


Dal 4 ottobre al 9 novembre 2003 ad Alba è organizzata la fiera nazionale del tartufo bianco d’Alba.
Parto inconsapevole di quello che mi può attendere.
Inconsapevole dei paesaggi morbidi delle Langhe, della corposità dei vini e della inebriante estasi indotta dal profumo del tartufo che mi accompagna per tutto il viaggio di rientro.
Il prezzo dei tartufi al mercato, nel cortile della Maddalena ad Alba, è davvero da capogiro. Ne prendo uno piccolo e munita di apposito affetta tartufi, mi reco nell’annesso punto di assaggio dove sopra un piatto fumante di taglioni al burro affetto il mio “tuber magnatum Pico”.
Un bicchiere di Barolo, una passeggiata nel centro di Alba alla ricerca del Brus e dei Coppi di Alba (dolcetti tipici di nocciole e miele a forma di coppi, da abbinare anche a formaggi stagionati – così mi consiglia la pasticcera) e poi su e giù per i colli a scoprire Grinzane Cavour, Castiglione Falletto e Barolo.

La serata passata a chiacchierare con Rita, nata a Castiglione e trasferita a Barolo, a raccogliere i ricordi del suo passato, qualche ricetta (il brasato al barolo e i peperoni ripieni) e qualche modo di dire (“ti hanno piumata, vero” per dire che mi hanno fatto pagare troppo).
Conosciuta per caso, camminando di fronte a casa sua e assaporando un buonissimo profumo di brasato. Sono rimasti solo 600 abitanti a Barolo. Non un medico o una farmacia. Solo un tabaccaio, un vigile e tante enoteche.
Le enoteche vanno bene per i turisti, però, in prevalenza americani e tedeschi. Così Rita si rattrista di dover andare ad Alba o a La Morra per comprare un paio di calze.
E poi mi dice, qui il vino gli ha preso alla testa a tutti. Di buono ce ne è poco, non è più come una volta.
Poco prima ero stata a Castiglione Falletto, una fortezza trecentesca, regno del Barolo.
Nella cantina comunale (che non è la cantina sociale) degusto un barolo notevole e la ragazza che è in cantina mi illustra la mappa del territorio, con evidenziato in colori diversi le aree coltivate a Nebbiolo da Barolo, Barbera, Dolcetto, Freisa, Grignolino, Pinot nero e Chardonnay.
Inutile dire che in quel patchwork di mappali prevaleva il colore rosso del Nebbiolo da Barbera.

E’ stagione di zucche. Nel tragitto tra Magliano e Motta, in direzione Asti, all’esterno di molte abitazione ci sono delle bellissime zucche in vendita, appoggiate su tavolini artigianali. C’è qualcuno che vuole distinguersi, consapevole che il dare nell’occhio può creare qualche complicazione. Riempie un’area di 10 mq. con una cinquantina di zucche arancio grandi ognuna quanto tre palloni e recinta l’area con una rete metallica verde alta circa due metri. Benvenuti nel mondo del tartufo


Per meglio assaporarne l’aroma, il tartufo dovrebbe essere consumato il più presto possibile.
Esistono però alcuni accorgimenti che consento di mantenerne l’aroma. Occorre avvolgere ogni tartufo in fazzoletti di panno o di carta assorbente che andrà cambiata ogni giorno. Conservare in un frigorifero in un contenitore lasciato aperto per consentire al tartufo di respirare.
Il tartufo viene servito crudo, affettato in sottili lame, su cibi caldi e sughi leggeri. Ideale sulla fonduta, con i tajarin ed il risotto alla piemontese, sulla carne cruda all’albese, o semplicemente sull’uovo al tegamino o al paletto.

Posted by Valentina Ambrosini at Ottobre 12, 2003 09:03 PM