Febbraio 08, 2005

Il Teatro del Sale

dalla nostra corrispondente da Firenze, Chiara Ronchetti.

A volte fortuna vuole che ci si ritrovi a lavorare con persone simpatiche nel senso letterale della parola, con persone cioè con cui si entra immediatamente in empatia.
E’ proprio grazie ad una di queste persone che oggi, 8 febbraio, ho scoperto il Teatro del Sale, un luogo di cui mi avevano già parlato in molti, qui a Firenze, come di uno spazio "speciale", uno spazio che valeva la pena visitare.
Oggi il senso di quella specialità mi è finalmente chiaro e vorrei fosse un po' chiaro anche a voi, dopo aver letto queste mie note.

Innanzitutto, per accedere a quello che viene chiamato per esteso "Circo-lo creativo d'intrattenimento culturale Sant'Ambrogio Teatro del Sale Cibreo città aperta", occorre sottoscrivere una tessera e accettare le strane clausole di uno statuto che parla di "ricerca della qualità della vita".
In effetti, dopo aver varcato un ampio ingresso, ci si trova dinanzi ad una sorta di antico emporio che propone la vendita di pochi alimenti essenziali: la pasta, l’olio, i vini toscani.
Superato l’emporio, un salotto con poltrone di pelle che invitano alla sosta e alla conversazione.
Superato il salotto, quasi inseguendo un profumo antico di cose familiari, appare un piccolo teatro elegante in cui dominano il rosso delle sedie e il legno del pavimento, del palco e del soffitto.
Sulla destra, su di un tavolo imponente, il profumo antico che stavo inseguendo.
Più oltre, una grande cucina luminosa separata da me solo da un vetro.
Verso stupita in un piatto elegante qualche cucchiaio di polenta alla cannella e della ricotta deliziosa e faccio per seguire il mio compagno d’avventura verso due sedie poste proprio davanti al palco.
Non appena seduti, una gran voce dietro di noi annuncia delle orecchiette al cavolfiore.
Seguiamo quasi ipnotizzati tutti gli altri commensali, compreso un famoso cantante rock italiano, per andare anche noi ad assaggiare.
Dietro il vetro della cucina scopro l'omone da cui proveniva la gran voce, i capelli e la barba bianchi, che ci propone anche un’omelette al formaggio.
Torniamo al posto con il piatto colmo. Le orecchiette sono ottime. L’omelette ancor di più.
La gran voce dell'omone tuoneggia ancora: "State snobbando il risotto al pomodoro fresco e questo è un grave errore!". Allora non possiamo far altro
che alzarci di nuovo, sempre insieme agli altri, promettendoci però con uno
sguardo che sarà l’ultima volta.
Terminato il pranzo, un cartoncino ci invita "a sparecchiare da noi".
Obbediamo contenti e abbandoniamo il teatro, non prima di aver assaggiato
ancora due piccoli rombi di cioccolato che incontriamo su di un tavolo
antico, accanto alle caraffe di thè e caffè, quasi sull’uscio del "circo-lo"
(sì, con il trattino!).

www.teatrodelsale.com

Posted by Valentina Ambrosini at Febbraio 8, 2005 11:52 PM