Ottobre 30, 2002

Chi muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

chi muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi Ŕ infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare.
Muore lentamente chi passa i giorni a Lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterÓ al raggiungimento di una splendida felicitÓ.
(Pablo Neruda)

Posted by Valentina Ambrosini at 12:06 PM

Ottobre 29, 2002

Non mi stupisco pi¨ di molte cose!

Di una cosa si. Ieri pomeriggio, stavo leggendo un libro. Avevo il gattino sulle gambe. Fabio (il bambino che vive vicino) si Ŕ affacciato al giardino per cercare il gatto. Lo chiamava con insistenza, ma Giovedý, che sabato mattina ha fatto le vaccinazioni, non aveva proprio voglia di abbandanore il suo nido. L'ho portato fuori io, tenendolo in braccio, ed ho visto Fabio, con un sorriso enorme, alzare un pelouche di colore nero, della forma di Giovedý ... insomma sembrava proprio il mio gatto, ma era una pantera. Il padre mi ha raccontato che il bambino si Ŕ fermato di fronte ad una vetrina di giocattoli ed ha preteso di avere quel peluche, perchŔ era uguale al gattino.
Ho fatto notare a Fabio che il peluche era per˛ una pantera ed ho finto di spaventarmi pensando che Giovedý fosse una pantera. Fabio mi ha tranquillizzata. Con tono serio mi ha detto che no, il mio gattino era un gatto e non una pantera :-) Ha appoggiato la pantera vicino a Giovedý ed ha fatto giocare il gatto. Poi se ne Ŕ andato tenendo la pantera stretta, stretta. Mi ha detto ... domani vado all'asilo, ma poi nel pomeriggio vengo a giocare con il gatto.

... mi servirebbe una macchina fotografica usa e getta per fotografare la pantera vicino a Giovedý :-)

Posted by Valentina Ambrosini at 11:57 AM