Due chiocciole anche agli Iaccarino, in attesa di ricevere via fax la ricetta :-)
Da Caino ... avranno avuto poco tempo per mandare la ricetta, ma danno disponibilità telefonica per consigli sull'esecuzione dei piatti.
Il g@stronauta testerà :-)
Gli auguri di Natale con la foto dello staff assicurano alle Calandre degli Alajmo la riconferma delle @@@.
Anche il San Domenico supera la visita del g@stronauta.
Ho richiesto una ricetta proposta nei loro menù e la risposta è stata puntuale e dettagliata :-)
Per ora c'è riscontro tra stelle Michelin e chiocciole del gastronauta :-)
Leggi la risposta del San Domenico di Imola
Mi sono calata nella veste della G@STRONAUTA.
Ho scritto proprio giusto. Il g@stronauta è colui che, tramite la più moderna tecnologia, vaglia i migliori locali attribuendo una, due o tre chiocciole (@, @@, @@@) in funzione dell'accoglienza virtuale ricevuta.
Come si opera? E' semplicissimo. Si manda una e-mail al locale da valutare e si verifica tempismo, cordialità, cortesia della risposta.
Alajmo delle Calandre si è aggiudicato le tre chiocciole (vedi articolo pubblicato).
Santini del Pescatore per ora ha due chiocciole (vedi la risposta che mi ha mandato) ... ma le prove non sono finite :-)
Leggi l' e-mail del g@stronauta
Preparate un risotto alla parmigiana.
Disponetelo in piatti da portata sui quali avete adagiato del caffè macinato.
Versate sul riso dei capperi di Pantelleria dissalati e tagliati.
Alajmo consiglia di gustarlo con il cucchiaio, così da raccogliere il caffè posato sul fondo del piatto.
E' davvero buono e delicato.
Mi sono butatta.
Ho osato chiedere i segreti di una ricetta che ha portato le Calandre alle tre stelle Michelin e ..... Alajmo mi ha risposto.
Leggete qui!
Ciao a tutti,
> Con un pò di sfacciataggine sono a richiedervi la ricetta del risotto alla
> polvere di caffè e capperi di Pantelleria.
> Sono semplicemente una buongustaia con la presunzione di poter invitare a
> cena gli amici e poter dire... "sapete che vi ho preparato? ... una
> specialità degli Alajmo"
> Chiudo poi la cena o il pranzo con un caffè e i cioccolatini preparati da
me
> :-)
>
> Mi piace cucinare.
>
> Ciao e buone feste
>
> Valentina
> Bergamo
>
Prepari un risoto alla parmigiana, un pochino all'onda, e lo versi in un
piatto piano dove precedentemente ha steso della polvere di caffè. Cosparga
sopra al riso dei capperi (usare quelli sotto sale, lavati, asciugati e
tagliati).
Servire con un cucchiaio o con una paletta in modo che si possa raccogliere
anche il caffé raschiando il fondo del piatto.
Buona cena e buone feste.
Raffaele Alajmo
Massimiliano Alajmo, chef delle Calandre di Rubano (Padova) - tre stelle Michelin - ideatore del risotto alla polvere di caffè e capperi di Pantelleria, crede che la cucina sia un pò come la musica: si tratta di trasferire qualcosa a qualcuno.
Che cosa?
Emozioni, piacere e cultura.
Materia e spirito.
Il cibo è un gioco, ma serio. Ti fa ricordare un profumo passato, ti fa immaginare nuovi sapori :-)
Qualcuno può mandarmi la ricetta del risotto alla polvere di caffè e capperi di Pantelleria?
Procuratevi del cioccolato bianco e del cioccolato fondente, degli stampini per pasticcini e della frutta secca denocciolata (nocciole, noci, anacardi, uvetta, etc...).
Fate fondere il cioccolato bianco in un tegamino posto in un recepiente con dell'acqua bollente. Mettete della frutta secca negli stampini (si trovano al supermercato e sono fatti con carta forno. Hanno la forma degli involucri usati in pasticceria per avvolgere i pasticcini). Versate sopra la frutta secca il cioccolato.
Riponete il tutto in frigorifero per due ore, finchè il cioccolato si è raffreddato.
Fate la stessa cosa con il cioccolato fondente.
Presentate i cioccolatini, dopo aver eliminato l'involucro di carta (è molto semplice da togliere una volta raffreddato il cioccolato) su un piatto da portata con al centro della frutta secca.
Ciao Valentina,
ho letto la tua lettera sul forum di Beppe Severgnini. Io sono un'appassionata di sfoglia tirata a mano. Mia nonna è emiliana, e io sono l'unica di 14 nipoti a detenere il suo "Diploma/Beneplacito" nel cimento del tortello (ma soprattutto del pasticcio, che, parola mia, non ha nulla a che vedere con le lasagne che si trovano in giro).
Io preparo l'impasto su un grande tagliere di legno, che favorisce l'assorbimento delle uova. Uso per metà o poco più, farina di grano duro, perchè le farine normali sono troppo "borotalco" e viene tutto viscido. La pasta è pronta per essere tirata quando in superficie emergono le bolle d'aria, e deve essere lasciata ripostare mezz'ora e poi rilavorata due minuti. Io tiro la sfoglia con il mattarello fino a mezzo centimetro e poi la passo nella macchina...se la tiri a mano tutta, viene molto meglio, ma se fai più di 4 uova, ti ci vuole una tavola grande quanto il ponte di una nave!
Spero che questi consigli ti siano utili :-)
Elisa G.
Ambientato fra pentole e fornelli è "Non chiedermi perchè sto sempre in cucina", la tragicommedia di Luciano Capponi che debutta il 10 dicembre 2002 al teatro Filodrammatici.
Masha Sirago è una donna che, delusa dal mondo esterno, decide di restarsene chiusa nella sua cucina a creare ricette surreali.
Lo spettacolo, già proposto a Roma e Milano nella passata stagione teatrale con notevole successo, si presenta ora in una veste ancora più eclettica e imprevedibile. La protagonista, con l’aiuto di tre istrionici personaggi, veleggia tra “ricette culinarie" molto speciali, telefonate di lavoro e filmati transgenerazionali in una cucina senza tempo.
E' la sindrome da post 11 settembre, documentata dalla coda ormai stanziale davanti alla mitica Magnolia Bakery di Manhattan, pasticceria di culto dove i newyorkesi ordinatamente si accalcano per scegliere un cubcake - leggendario simil muffin ricoperto da una glassa così speciale che non si sa raccontare se non la si prova - e con uguale cura gustarlo a lungo e in silenzio, in un piccolo rito di solitario rapimento.
Il New York Times copre l'argomento cibo con lo stesso impegno dedicato alla guerra, e mettendo in campo inviati altrettanto importanti. Risulta chiaro come negli animi di molti sia in atto una controffensiva per assaporare le gioie vere della vita.
Leggo ne "Il gusto dell'agro" di Misette Godard che ...
"nel I secolo d.c. la bontà di un pasto non si misura più dall'appetito ma dalle spese sostenute.
E' il tempo di Apicio, che ha legato il suo nome ai fasti della tavola e che simboleggia la stravaganza culinaria, con le sue preparazioni di zampini di camoscio o di lingue di pavone: l'innovatore che fa tagliare le creste ai polli vivi, annega le triglie nel garum per preparare l'allec usando solo il loro fegato, oppure fa ingozzare le oche con fichi secchi prima di ammazzarle dando loro da bere vino mielato.
E' Apicio che offre, all'asta di una triglia di 4 libbre, sino a 5.000 sesterzi, o che, avendo sentito che in Libia esistevano gamberi più grandi di quelli che si pescavano in Italia, noleggia di corsa un battello per arrivare fin là, ma se ne ritorna senza nemmeno sbarcare, deluso da ciò che gli offrivano."
Sarà stato lui il primo Gastronauta d'Italia?
Giovedì 5 dicembre 2002 presso il ristorante Collina di Almenno San Bartolomeo si terrà alle 20.30 la disfida del casoncello.
Il casoncello bergamasco è codificato dal marchio "Bergamo Città dei Mille ... sapori".
L'incontro permetterà di confrontare i casoncelli elaborati da alcuni ristoranti; saranno assaggiati in un primo momento senza condimento, così da poter cogliere al meglio le sfumature del sapore. In abbinamento i vini Valcalepio di Medolago Albani di Trescore e Le Corne di Grumello del Monte :-)
La cucina come la cambusa di una nave corsara. Sguatteri, lavapiatti e aiuto cuochi come efferati bucanieri.
Parola di un artista del cibo che ha conquistato New York. Con un passato maledetto e un futuro da scrittore.
Si tratta di Anthony Bourdain, chef e scrittore di New York autore di Kitchen confidential. Avventure gastronomiche a New York (Feltrinelli Traveller editore). In libreria dal 29 novembre 2002.
Un inno al cibo, la dichiarazione che non serve a nutrirsi ma a dare piacere. Perchè il corpo non è un sacrario, ma un parco giochi. E qualche volta puoi provare i brividi di un piatto degno di ottovolante :-)
"Per gustare al meglio la cucina, gli ospiti farebbero bene a bere poco vino o a non berne affatto" ha dichiarato Gualtiero Marchesi all'inaugurazione dell'Hostaria dell'Orso, il suo nuovo ristorante romano.
Leggo il Marchesi pensiero in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 22 novembre 2002 ....
Peccato che l'articolo appaia affiancato a un servizio dal titolo "Veronelli riscopre il vitigno perduto .." con tanto di lodi per circa sessanta aziende vitivinicole premiate dalla guida dell'Espresso.
Mi sto divertendo in questi giorni nella lettura della Scienza in cucina e l'arte di mangiare bene del Pellegrino Artusi e scopro una certa dissonanza tra il Marchesi pensiero e l'Artusi pensiero.
Scriveva l'Artusi: "... non è bene il pasteggiar col vino, perchè il rosso non è di facile digestione e il bianco, essendo alcoolico, turba la mente se questa deve stare applicata. ... Alcuni igenisti consigliano il pasteggiar coll'acqua anche durante il pranzo, serbando il vino alla fine. Fatelo se ve ne sentite il coraggio; a me sembra un troppo pretendere."
Che ne penserebbe l'Artusi delle dichiarazioni del Marchesi?
Be, io penso che sia una buona strategia di marketing. Qualcuno ci sta provando in altro modo .. anche i miei amici di Slow food.
Ci sono corsi di degustazione delle acque minerali e ristoranti che propongono l'abbinamento cibo-acqua.
A quando il corso di degustazione dell'aria? C'è aria fritta e aria fritta .. dopotutto!
Un museo per celebrare l'Aceto balsamico tradizionale di Modena.
La struttura è stata inaugurata a Spilamberto, patria dell'inimitabile specialità modenese, all'interno dei locali di Villa Fabriani, storico edificio che ospita la sede dell'omonima Consorteria.
A disposizione del pubblico diverse sale nelle quali vengono svelati tutti i segreti del nobile condimento, dalla scelta delle uve, alla bollitura del mosto, fino all'invecchiamento (minimo 15 anni) nelle botti di legno.
Degustazioni guidate aiutano poi i visitatori a scoprire il piacere dell'agro.
Il museo è aperto al pubblico mercoledì, sabato e domenica dalle 9 alle 13 e, nei week end, anche dalle 15 alle 18.