Giugno 27, 2003

Addio. Vi affido il mio blog.

“I kikuyu sono preparati all’imprevisto e abituati all’inaspettato. In questo sono diversi dai bianchi, che di solito cercano in tutti i modi di proteggersi dall’ignoto e dagli assalti del fato. L’indigeno, invece, considera il destino un amico, perchè è nelle sue mani da sempre; per lui, in un certo senso, è la sua casa, l’oscurità familiare della capanna, il calco profondo delle sue radici. Egli affronta con grande calma ogni cambiamento. Fra le qualità che cerca in un maestro, l’immaginazione è quella che per lui conta di più”.

Ho scelto questa frase di Karen Blixen per salutarvi e per lasciarvi in eredità il mio blog.
Vorrei che raccogliesse i vostri “onesti piaceri”, vorrei ritornare a visitarlo ogni tanto come fosse il calco profondo delle mie radici.

Valentina Ambrosini

Posted by Valentina Ambrosini at 02:00 PM

Giugno 25, 2003

La quiete africana

"Un animale domestico sarebbe incapace di stare quieto come un animale selvaggio. Gli uomini civilizzati non sanno più cos'è la vera calma e devono prendere lezioni di silenzio dal mondo selvaggio, prima che quel mondo li accetti.
L'arte di muoversi con delicatezza, senza scatti improvvisi, è la prima arte del cacciatore, soprattutto del cacciatore con la macchina fotografica."

da "La mia Africa" di Karen Blixen.

Posted by Valentina Ambrosini at 04:36 PM

Giugno 24, 2003

Mozzarella affumicata alle foglie di limone

Vi basta una mozzarella affumicata, 16 belle foglie fresche di limone e olio extravergine d'oliva per preparare un piatto estivo saporito.

Lavate e asciugate bene le foglie di limone; tagliate la mozzarella in otto fette rotonde piuttoste spesse e racchiudete ogni fetta tra due foglie di limone.
Ungete con un velo di olio un foglio di carta da forno e stendetelo sulla placca del forno. Allineate le fette di mozzarella sulla placca, tenendole ben distanziate e lasciatele sotto il grill per pochi minuti, finchè la mozzarella inizia a fondere e le foglie iniziano a incresparsi.
Gustatele subito, dopo aver tolto le foglie di limone.

Posted by Valentina Ambrosini at 10:57 AM

Giugno 18, 2003

Millefoglie di fregula sarda con polpo

Riunite in una casseruola il polpo con il basilico, poco sale, qualche granello di pepe i pomodori secchi tagliuzzati finemente, coprite e portate sul fuoco a fiamma bassa viva, senza aggiungere acqua; appena il polpo emetterà acqua e questa inizierà a bollire abbassate la fiamma al minimo. Proseguite la cottura nella sua acqua, per un'ora, finchè sara ben tenero.
Lessate la fregula in acqua bollente salata, scolatela al dente, raffreddatela velocemente e conditela con i dadini di pomodoro, il basilico tagliuzzato, il succo di limone, sale e olio.
Lessate i fagiolini in acqua bollente salata, sgoccciolateli e tagliateli nel senso della lunghezza; tagliate sottilmente all'affettatrice il pane, ungetelo con l'olio e tostatelo nel forno già caldo a 180°.
Disponete le fette di pane croccanti in un piatto da portata alternandole con la fregula e i pezzetti di polpo condito con un trito di basilico e pochissimo aglio. Terminate in superficie con la julienne di fagiolini condita a piacere, decorate con basilico e servite.

INGREDIENTI:
1 kg di polpo
50 g di basilico
15 g pomodori secchi
250 g fregula sarda
200 g pomodorini freschi
200 g fagiolini
pane a fettine
aglio, sale, pepe, succo di limone, olio extravergine


Cosa è la fregola.
La fregola o fregula è un prodotto tipico sardo ottenuto bagnando con acqua la semola. Si ottengono così minute quantità di pasta dalla forma sferica che vengono setacciate e differenziate in piccole, medie e grandi ed infine tostate al forno dove assumono la loro tipica colorazione brunastra.

Il piatto più conosciuto e saporitissimo è la fregola con le arselle.

Posted by Valentina Ambrosini at 04:25 PM

Giugno 17, 2003

Quando le passioni lasciano il segno

Nikolai Vavilov (1887-1943) fondatore dell’omonimo istituto aveva viaggiato in oltre 64 paesi raccogliendo una imponente collezione di semi.

Oggi la collezione è una delle più consistenti banche genetiche esistenti al mondo. Comprende 350 mila campioni appartenenti a oltre 2500 specie diverse. Un quarto di esse proviene da piante che sono considerate ormai estinte.
I semi vengono conservati in celle frigorifere che devono essere sempre mantenute a temperatura e umidità costante. Le poche immagini dell’istituto disponibili mostrano intere pareti di classificatori contenenti semi, erbari con svariatissime diversità di vegetali, insomma la summa del creato vegetale.

Nei primi anni ’90 una particolare specie di avena tra le 14.000 conservate nell’istituto fu inviata in Corno d’Africa per consentirne la produzione in un clima particolarmente difficile a causa della siccità.

Posted by Valentina Ambrosini at 04:54 PM

Giugno 13, 2003

La Pizzicheria

“Ho mangiato un pizza alla pizzicheria sulla piazzetta di Pisa”.

Inizia con uno scioglilingua la mia ricerca sul mondo delle salsamenterie, delle pizzicherie, delle drogherie. Nomi che evocano profumi e sapori. Insegne ormai scomparse, sostituite da supermercati, discount e centri commerciali.
C'era una volta il piccolo, modesto commerciante, quello che veniva periodicamente visitato dal rappresentante, quasi sempre un amico al quale ci si rivolgeva con il "lei" e che faceva precedere la sua imminente visita da un avviso di passaggio, una specie di cartolina, oggi diventata rarità filatelica, scritta a mano con buona grafia, con modo educato, ma non distaccato, sollecitando a volte anche un pagamento scaduto.

Questi avvisi di passaggio valevano una telefonata, ma erano più personali, più incisivi e poi, avevano il grande merito di arrivare puntuali: la posta era una cosa seria e il francobollo costava pochi centesimi. Il piccolo commerciante rappresentava il nerbo dell'economia di allora. Puntualmente, apriva presto la sua bottega e l'orario era continuato fino a sera tardi. Esponeva la sua merce, quasi sempre ridotta all'essenziale.
La freschezza era affidata ad arrivi settimanali.
I negozi alimentari vendevano soprattutto il pane, che era quasi sempre di pochi tipi e la pasta sfusa. L'anonima pasta, piatto fondamentale, sommariamente condita, correva verso avidi appetiti. Quasi sempre da un lato del negozio erano allineati, rimboccati, paffuti, tetragoni, i sacchi di riso, fagioli, lenticchie e ceci. Già, i ceci .... il venerdì si vendevano anche bagnati. Erano lì, cicciotti, aggregati a formare una piramide nella tinozza verde di coccio, in parte sommersi ancora dall'acqua di bicarbonato. Di fianco un altro coccio, quello del baccalà, quello comune e quello denominato “di San Giovanni”.
Il bottegaio prendeva un foglio di carta paglia, ne faceva due parti uguali, da cui ne ricavava rapidamente un cartoccio per il mezzo chilo di ceci e l'avvolgimento per i tre etti di baccalà. La gialla carta, durante il ritorno a casa s'impregnava d'acqua, ad eccezione dell'appendice in basso del cartoccio. Il baccalà, pregno di umidità, riduceva quella carta a poche scaglie, alcune delle quali si perdevano per la strada, non potendo la maggior parte delle volte disporre di una borsa.
Sul bancone della pizzicheria, quattro cubici barattoloni di vetro, con coperchi di alluminio tutti ammaccati, costituivano l'unico ostacolo visivo verso la bilancia Berkel, il cui nome infondeva un senso di fiducia. Era un bilancia rossa di quelle con un lancettone proteso verso l'altro, quasi a voler dare un senso di esattezza.
Da una parte un piccolo piatto bianco e dall'altra un contenitore di ottone ossidato, graffiato, battuto, che certamente all'origine doveva essere lucidissimo: lì saltellavano i pesi, con un rumore sordo e sempre uguale. Nei barattoloni di vetro c'erano i dadi da brodo Maggi, il cacao amaro, il cacao dolce e i grani di caffè. I prodotti per il bucato erano stipati in due sudice casse sotto il bancone, una bassa e una alta: in quella bassa i sacchetti di sodina, uno dietro l'altro, su uno strato di altrettanti sacchetti rotti; nella cassa alta una mercanzia diseguale, quasi simile alle carrube e tutto alla rinfusa, di aspetto scuro, che emanava uno strano odore, secco, ma penetrante, quasi fastidioso: era la radica saponaria, che bollita dava un colore bianco alle lenzuola, un bianco che non ho visto mai più. In fondo c’era una latta con la pomice, seminascosta.
L'insegna di alcune pizzicheria indicava “Pane, Pasta e Drogheria”.
Il pane indicava l'essenziale e la pasta era la sua necessaria sorella fedele.
Sulla vetrina, quali uniche calcomanie, spiccavano: un omino con l'indice rivolto verso la sua lucidissima scarpa ad indicare la reclame di un famoso lucido, la cosiddetta "cromatina", una sognante ragazza tutta vestita che usava soltanto saponette Palmolive, la figura di una pompa a manovella per spruzzare il flit.
Un tipo di spesa giornaliera per una normale famiglia poteva comprendere:
- un chilo di pane;
- tre etti e mezzo di pasta;
- un etto di conserva;
- un etto di marmellata;
- un etto di alici salate;
- mezzo etto di pecorino;
- un etto di mortadella, o di coppa, o di sfrizzoli.

Sul bancone della pizzicheria, divise a seconda della grandezza e quindi con prezzo differente, tante uova; da un lato un piccolo cesto con poche uova, quelle di giornata. Queste ultime, "da bere", erano esenti dall'esame dell'occhio magico posto alle spalle del negoziante. Era una strana operazione che si svolgeva appoggiando il fondo dell'uovo contro un foro circolare, spingendo il quale si accendeva una lampadina. Cosa indicasse o verificasse o volesse collaudare, non l'avrei mai potuto capire, anche perché certe "garanzie" non impedivano di acquistare l'uovo marcio.

In fondo al banco della pizzicheria tre tipi di mortadella: una sicuramente era di somaro, ma questo veniva taciuto. Lontani erano anche i tempi della mortadella senza polifosfati. E ancora il prosciutto, sempre grasso, che veniva tagliato a mano. Il coltello pendeva dalla parte del magro se il cliente insisteva, si raccomandava, reclamava ed era un cliente abituale. Il coltello pendeva inesorabilmente verso la parte grassa se il cliente non reclamava, non era una donna, ovvero non era un cliente abituale.


Posted by Valentina Ambrosini at 11:59 AM

Giugno 06, 2003

A Forni di Sopra si festeggiano le erbe di primavera


A Forni di Sopra, in provincia di Udine, nei due prossimi fine settimana - il 7 e l'8 giugno e il 14 e 15 giugno 2003 - ha luogo la tradizionale Festa delle Erbe di Primavera, che inaugura la stagione estiva. Protagonisti indiscussi della manifestazione saranno le erbe, i fiori, i funghi, i frutti e la tipica cucina locale.
Sara' possibile degustare piatti a base di erbe e piante nei ristoranti del centro e in piazza.

Parallelamente verranno organizzate escursioni guidate nei boschi e verranno allestiti mercatini con i prodotti di montagna ed artigianali e una mostra di botanica. Vi sara' un'area adibita ai bambini, dove potranno divertirsi con giochi e animazione.

IAT tel. 0433.886767
APT tel. 0433.88553

Posted by Valentina Ambrosini at 09:29 AM

Giugno 04, 2003

Dalla confraternita del tortellino alla confraternita del cotechino caldo

confrateRNITA COTECHINO CALDO.gif

C’è uno stretto rapporto tra la materia e lo spirito e, in ambito culinario, il miglior modo per percepirlo è la scoperta delle confraternite. Associazioni per lo più senza fini di lucro che tutelano e promuovono prodotti tipici o semplicemente raccolgono buongustai. Un’unica regola le accomuna: “astenersi stomaci deboli”.

CONFRATERNITA DEL COTECHINO MAGRO

Nel mese di gennaio dell'anno 1000, lungo la Via Francigena, due Monaci pellegrini diretti a Roma, esausti per il lungo viaggio e stremati dalla fatica, dal freddo e dalla fame, trovarono una capanna abbandonata sulla riva del fiume, all'altezza di Spessa.
Decisero allora di fermarsi qualche giorno per recuperare le forze.
Innanzitutto cercarono un po’ di legna per poter accendere il fuoco e mentre raccoglievano rami spezzati dal vento e legni trasportati e abbandonati dal fiume sulla gelida riva sabbiosa, un debole rumore proveniente dal vicino boschetto attirò la loro attenzione.
Che sarà mai? Chiese un Monaco;
Non vorrei sbagliarmi, ma mi è sembrato un GRUGNITO; rispose l'altro.
Non terminò la frase che dinanzi a loro si materializzò un SUINO dall'aspetto un po’ sofferente, magro, con la pelle raggrinzita e persino zoppo, che avanzò a fatica verso di loro e giunto a pochi passi si fermò e li osservò con occhi supplichevoli.
Che cosa vorrà? Chiese il Monaco più anziano
Avrà fame come noi, rispose l'altro.
Io credo invece che questo sia un segno della Provvidenza Divina; non leggo nei suoi occhi la richiesta di cibo, bensì il desiderio di offrirsi a noi per alleviare le sue e le nostre sofferenze e calmare il nostro appetito.
Credo proprio che tu abbia ragione, approvò il Monaco giovane e assestò prontamente un manrovescio al povero maiale che stramazzò al suolo prima ancora di ricevere il colpo.
E ora come lo cuciniamo? Chiese il giovane.
Esaminato ben bene il suino, il Monaco anziano proclamò:
Qui vicino c'è ben poco da mordere! Guarda com'è magro! Io propongo di trasformarlo in insaccato.
Detto, fatto.
Mentre il monaco anziano terminava la preparazione, il giovane mise una pentola d'acqua sul fuoco e poco dopo fu fatto cuocere il primo cotechino magro della storia.
Sazi e soddisfatti della squisitezza del cotechino magro, i due monaci poterono riprendere la strada per Roma, non prima di essersi promessi di ritrovarsi nello stesso luogo, ogni anno, nel mese di gennaio, per ripetere l'identica esperienza.
Così fecero per molti anni e ogni volta cucinarono il cotechino magro, che deliziò sempre il loro palato e il loro spirito.
Un inverno però, si resero conto che, data la loro veneranda età, non sarebbero più riusciti a ritrovarsi l'anno successivo.
Scrissero allora la loro storia su una pergamena, rivolgendo l'invito a chi l'avesse ritrovata a perpetrare nei secoli la loro tradizione.
Le cose tuttavia, non andarono subito secondo i loro desideri.
Lo scrigno in cui posero la pergamena, infatti, è rimasto insabbiato per secoli e secoli.
Nel 1994, la grande piena del fiume ha riportato alla luce lo scrigno.
I soci fondatori, che lo ritrovarono dopo la piena, furono ben lieti di riproporre e continuare la tradizione dei due monaci.
Così è nata la Confraternita del Cotechino Magro.


CONFRATERNITA DEL RISOTTO

La Confraternita nasce per difendere, tutelare e valorizzare un piatto e un nome di cui esiste una consolidata tradizione e risorsa economica nella provincia di Pavia.
Risi capaci di mantecare "all´onda" o no, di scuocere o di mantenere consistenze granarie, bianchi, rossi e neri sono tutti ben accetti alla Confraternita del Risotto, via Madonna Vecchia 17 - fr. Mezzano 27039 Sannazzaro dei Burgundi (PV) - Tel. 0382 997047 Presidente F. Meloni

CONFRATERNITA DEL BACCALA’

Si costituisce il primo marzo del 1987 con lo scopo di difendere, conservare e promuovere il piatto tipico vicentino.
I simboli dell'appartenenza alla Confraternita del Baccalà sono la cappa in velluto bruno-argenteo che simboleggia le squame del merluzzo, la mantellina gialla colore della polenta, e il medaglione con la riproduzione di Villa Sesso Schiavo di Sandrigo , sede dell' Unpli.


LA CONFRATERNITA DEL COTECHINO CALDO

La "Confraternita del Cotechino Caldo" organizza nell'arco dell'anno vari incontri a tema:
Ultimo giovedì di Marzo: Cena di Primavera, con erbe, primizie, frittatine;
Ultimo giovedì di Giugno: Cena dei Salami a Confronto, con scheda di valutazione;
Ultimo giovedì di Novembre; Festa al Maiale, il cotechino, risotto con pasta di salame, la frittura di salame.

CONFRATERNITA DELL’ORDINE DEI CAVALIERI DEL TARTUFO E DEI VINI DI ALBA

Il 22 febbraio 1967 in una piccola trattoria di Grinzane Cavour nasceva una confraternita enogastronomica denominata “Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei Vini di Alba” finalizzata al rilancio e alla propaganda della buona tavola della zona.

Lungo il tempo, il numero degli appartenenti all’Ordine dei cavalieri del Tartufo e dei Vini di Alba è cresciuto. I ventuno Cavalieri dell’inizio erano albesi, o comunque langhetti; oggi l’Ordine annovera circa 300 Cavalieri in tutto il mondo: in Europa, in America, in Asia.

A Torino, Milano, Genova, Bologna, Lucerna sono state istituite delle delegazioni in seno alle quali, sotto la guida di Maestri Onorari, si organizzano riunioni enogastronomiche allo scopo di sperimentare e verificare l’abbinamento fra cibi locali e vini pregiati dell’Albese.


CONFRATERNITA DELLA TORTA DI PATATE

Nel 1998 a Sporminore si è costituita la "Confraternita della Torta di Patate", che ha come obiettivo la salvaguardia della sua tipicità e la diffusione oltre la provincia di Trento.


CONFRATERNITA DEL BASILICO

L’Associazione si propone di difendere e tutelare la tipicità e la qualità dei prodotti di Liguria.
Ha operato per richedere la denominazione d’origine protetta (DOP) per il pesto genovese e per la difesa della produzione dell' Aglio di Vessalico con al creazione di un logo onde tutelare il pregio di quest’ottimo ed indispensabile ingrediente per l’elaborazione del pesto di buona qualità.


CONFRATERNITA DELL’ACETO BALSAMICO

La Confraternita dell'Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia è una associazione senza scopo di lucro, impegnata in una azione di tutela della tradizione e di promozione che, oltre ad aiutare la diffusione del prodotto sui mercati del mondo, ha contribuito al riconoscimento, da parte della Comunità Europea, della Denominazione di Origine Protetta.


CONFRATERNITA DI GRASS

La Confraternita dei GRASS si fonda sull'amore dei suoi membri per la cucina piacentina e si impegna per la diffusione della cultura dei pisarei e fasò nell'universo.


CONFRATERNITA DEL TORTELLINO

Uno dei grandi meriti della confraternita è stato il deposito nel 1974, presso la Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna, della ricetta dei tortellini


Ingredienti (per circa 1000 tortellini):
- 300 gr. di lombo di maiale
- 300 gr. di prosciutto crudo
- 300 gr. di vera mortadella di Bologna
- 450 gr di formaggio Parmigiano Reggiano
- 3 uova di gallina
- 1 noce moscata.
N.B. La dose di 450 gr. di formaggio Parmigiano Reggiano è valida se il formaggio ha una stagionatura di almeno tre anni. Se il formaggio è meno stagionato può essere aumentata la dose.
La preparazione deve essere molto accurata.
Il lombo va tenuto in riposo per due giorni con sopra un battuto composto di sale, pepe, rosmarino ed aglio, quindi va cotto a fuoco lento, con un po' di burro, e poi tolto dal tegame e ripulito del suo battuto. Infine, possibilmente col battilardo, si trita molto finemente il lombo, il prosciutto e la mortadella e si impasta il tutto col parmigiano e le uova, aggiungendo l'odore della noce moscata. L'impasto si deve mescolare a lungo fintanto che risulti ben amalgamato, e si lascia riposare per almeno ventiquattrore, prima di riempire i tortellini. Naturalmente la bontà del ripieno dipende dalla qualità delle materie prime impiegate. Per gustare un buon tortellino è indispensabile disporre di un ottimo brodo, che si ottiene mettendo nella pentola un cappone ruspante (non allevato con i mangimi) con aggiunta di quelle parti di carne di manzo notoriamente adatte per fare il brodo (punta di petto, doppione, falata, ecc.).

Posted by Valentina Ambrosini at 11:28 AM