Luglio 27, 2003

Tamago


Alle pendici del monte Iwate si trova quella qualità di sesamo che noi chiamiamo “d’argento” e che è così diverso, così unico che solo assaggiarlo mi ricorda la primavera.
Mangiavo quotidianamente quel basso sformato freddo di uova che i giapponesi chiamano tamago e mi sforzavo di cogliere la differenza tra quello che avevo davanti e quello che avevo mangiato il giorno prima.

In realtà Reiko conosceva più di venti tipi di sesamo e una voltà si provò a enumerali tutti nell’ordine gerarchico che viene loro tradizionalmente assegnato per rarità e squisitezza.

Mi resi conto che il patrimonio di sfumature che Reiko disponeva era praticamente illimitato.
Per lei la bontà di un cibo, o la bellezza di un oggetto e di un paesaggio non erano valori assoluti ma relativi.
Perché fossero reali dovevano essere comparabili ad altre bontà o altre bellezze.

Posted by Valentina Ambrosini at 08:18 PM

Luglio 05, 2003

A che serve sapere tutto sul cibo se poi non sei capace di goderne?
(Darrell Corti)

Che ti serve il sapere scentifico che ti consegna cosa e' una linea retta se poi non sai cosa e' giusto, cosa e' retto nella vita?
(Seneca)

Posted by Valentina Ambrosini at 07:47 PM

Luglio 03, 2003

Il platano di Ippocrate

Sono ritornata o meglio ritornero' presto.
L'esperimento di cui al precedente commento non ha funzionato. Ho dovuto cancellare dei post poco onesti.
Sotto il platano di Ippocrate mi son giurata di far mio il giuramento di Ippocrate non per salvar gli uomini dalle malattie ma per conceder loro la grazia di onesti piaceri.

"Giuro per Apollo il Medico ed Esculapio, per Igea e Panacea e per tutti gli Dei dell'Olimpo, chiamandoli a giudici, che edempirò a questo mio giuramento sino a che non verranno meno le mie forze e il mio discernimento; rispetterò, nell'istesso modo come rispetto i miei genitori, Colui che mi fu maestro in questa scienza; egli dividerà con me i miei mezzi di sostentamento, e se sarà in ristrettezze, lo farò partecipe dei miei beni. Considererò i suoi figli come miei fratelli, insegnando loro questa scienza senza compenso alcuno, se essi vorranno impararla.

Ammaestrerò con precetti, con discussioni e con altri mezzi i miei figli e i figli di colui che mi fu maestro, nonchè quei discepoli che sono vincolati dal giuramento e da stipulazione secondo la legge medica, e non alcun'altra persona.

Prescriverò soltanto quei rimedi che, secondo le mie forze e il mio discernimento, saranno di beneficio ai malati, che guarderò da ogni male, da ogni pericolo e dalla falsa via. Non darò a nessuno un medicinale che dia la morte, anche se pregato, nè darò alcun consiglio in proposito. Dal pari non darò a donna alcuna un qualsiasi suppositorio dannoso, ma vivrò ed eserciterò la mia arte santamente e senza macchiarmi di colpe.

Ed ora, se adempirò a questo giuramento senza mai violarlo, possano essere miei i benefici della vita e della professione; possa io essere rispettato da tutti gli uomini per sempre; il contrario mi incolga se sarò spergiuro".


Posted by Valentina Ambrosini at 08:32 PM