Gennaio 12, 2004

NOTE DI CUCINA

TEATRO Out Off (Milano) - 13 gennaio 2004 – 15 febbraio 2004

Due uomini cucinano intorno a un tavolo, hanno tutto il necessario per preparare i loro piatti preferiti. Intanto, una ragazza, che ha una relazione con uno di loro, assiste alle schermaglie dei due amici, che cercano di superarsi nell’arte culinaria. Cucinano e nel frattempo discutono degli argomenti più disparati. Si cucinano tutto quello che vedono, ciò che li circonda. Mettono tutto nel loro pentolone e mischiano parole e dolore. Infatti, oltre agli ingredienti dei piatti, cucinano anche gli ingredienti che costituiscono la loro vita: frustrazioni, insuccessi, sconfitte. Le loro esternazioni individuali diventano dei racconti fantastici, irresistibilmente comici, che gli permettono una fuga dalla realtà contingente, ma non appena tornano a parlare del loro privato s’impantanano.

NOTE DI CUCINA
di Rodrigo Garcia
regia Lorenzo Loris
con Elena Callegari, Lorenzo Loris, Mario Sala
interventi visivi di Dimitris Statiris

TEATRO Out Off

Via Duprè, 4
20155 Milano
(Milano)
Tel. 0239262282
Fax 0239215239

Posted by Valentina Ambrosini at 10:30 PM

Gennaio 11, 2004

La cucina degli egizi

Gran parte delle informazioni concernenti la dieta degli antichi egizi proviene dalle tombe. Qui sono raffigurate le cosiddette "liste delle offerte", in cui vengono elencati tutti gli oggetti di cui il defunto aveva bisogno nel mondo ultraterreno.
Altre informazioni provengono dalle rappresentazioni delle offerte. Molti recipienti trovati nelle tombe contenevano alimenti ormai scomparsi, ma che sono stati identificati grazie alle iscrizioni e alle ricerche scientifiche. Gli eredi o i discendenti del proprietario della tomba dovevano far sì che a quest'ultimo non mancassero gli alimenti e le bevande necessari alla vita ultraterrena. Altrimenti, l'arte e la scrittura avrebbero compensato magicamente questa assenza. Ecco perché nelle tombe sono rappresentate offerte di molti alimenti, i più comuni dei quali erano di solito carne, pane, ortaggi e frutta. Gli egizi erano bravi cuochi.

Il Papiro Ebers ricorda che essi utilizzavano il burro, il grasso d'oca e la crema di latte. Si usavano due tipi di grassi: l'uno animale (adkh) e l'altro vegetale (merhet). Gli oli vegetali si ottenevano dal sesamo, dal ricino, dai semi di lino e dal ravanello. L'olio d'oliva fu importato dai paesi mediterranei. Il latte era destinato sia ai bambini sia agli adulti. Il sale marino era considerato impuro, poiché proveniva dal regno di Seth, dio del male, ma si otteneva dall'oasi di Siwa e da altri depositi. Gli egizi cucinavano con carbone dolce e legna. Le cucine consistevano in piccoli fornelli mobili di terracotta, di forma cilindrica, aperti in alto e con una porticina nella parte inferiore. I poveri utilizzavano marmitte, poste su tre pietre; erano di terracotta, così come le casseruole. Gli egizi facevano due pasti al giorno, all'alba e verso sera. Mangiavano inginocchiati davanti a un tavolo basso e rotondo, in piatti comuni, con le mani. I banchetti dei nobili erano invece assai sontuosi e preparati con cura. Si sa poco di come cucinavano la carne, ma Erodoto racconta come preparavano gli uccelli da cortile: «Alcuni uccelli, come quaglie, anatre e polli, venivano conditi e mangiati crudi; altri uccelli e i pesci, se non erano considerati sacri, si consumavano cotti o soltanto scottati». Gli egizi preparavano paste addolcite con miele e aromatizzate con sesamo, anice o frutta. I pasticceri non utilizzano un forno ma una lamiera con sostegni posta sul fuoco.
Il pane era alla base della dieta degli Egizi, in questo mondo e nel mondo ultraterreno. Gli Egizi mangiavano le uova dei cosiddetti "uccelli da cortile". Curiosamente, alcune prescrizioni mediche raccomandavano uova contro la diarrea. In molte scene di tombe sono raffigurate le modalità di pulitura del pesce: come gli venivano tolte le squame e la testa, come veniva aperto e privato delle interiora o come veniva cucinato. Il pesce, che era importato, veniva essiccato al sole o salato. In Egitto c'erano i fichi del tipo che anche noi consumiamo, e quelli di sicomoro. Questi ultimi erano frutti riveriti dagli Egizi, poiché provenivano da un albero sacro. Per tale motivo essi appaiono di solito nelle tombe. I datteri si mangiavano crudi: i poveri li utilizzavano come dolcificante, poiché il miele era alla portata solo
dei ricchi. La parola che indicava i datteri era bener, che significava anche "dolce" e "gradevole". Il loro succo fermentato si usava come vino o per aromatizzare la birra.

Posted by Valentina Ambrosini at 10:14 PM

Gennaio 04, 2004

Cuccioli di uomo

..... che periodo follemente intenso e positivo.
Non sono riuscita a scrivere gli auguri prima, ma vi trasmettiamo adesso il
nostro desiderio che l´anno nuovo possa essere per ognuno di voi, fonte di
vera felicitá. Io ed i miei bambini, cosí come i miei collaboratori, stiamo
benone e rimettendoci in sesto dopo la maratona di fine anno.
Io e Julio, mio compagno ma anche iper-valido braccio destro, sinistro,
gambe e angelo protettore, siamo stati occupati come non mai a pensare;
comprare; confezionare; ricevere; dividere; e finalmente distribuire e
consegnare oltre 350 regali per bambini........ se penso che sono piccola
piccola cosí; e che tutto questo é cominciato casualmente;

che senza il vostro aiuto sarei ancora sola con i miei sogni; ebbene, penso che sia un risultato soddisfacente. Soprattutto ripensando a tutte le faccine
sorridenti dei bimbi quando ricevevano peluche; pacchetti; bambole;
giocattolini..... e tutto questo tramite il vostro aiuto e la mia
intermediazione. É stato entusiasticamente estenuante. È giá stato
largamente ripagato da baci; abbracci; allegria; gocce di piccola grande
felicitá. E la mia ? Il mio loculo di 15 metri quadri risplende di luce e
gioia riflessa. È un palazzo lussuoso dove rivivo le emozioni di queste
giornate cosí intense e cosí vive. Abbiamo fatto le feste di Natale, dove
sono intervenuti come Babbo in borghese tanti amici come voi con doni e
commozione (soprattutto loro).
Ho visitato molte famiglie bisognose portando cibo; vestitini; calore umano.


Ieri ho fatto un giro con 5 donne italiane. Ho ritenuto che fossero forti
abbastanza per conoscere la 'mia favela'. E cosí le ho caricate di pacchetti
con donazioni e le ho portate a visitare alcune delle mie famiglie, portando
quanto ancora non ero riuscita a distribuire. Abbiamo fatto vicoli dove si
passa a malapena ed il sole non arriva mai; dove non esiste circolazione di
aria; bisogna scendere gradini alti come le tue gambe e sdrucciolevoli per
la pioggia. Abbiamo abbracciato bambini denutriti, che ci guardavano con
occhioni sgranati. Le loro storie sono tristi, ma la loro voglia di vivere
immensa e il mio desiderio é di continuare ad esserci per loro, per vederli
crescere come adulti sani e cittadini riconosciuti. Siamo passate nel
quartiere dove vivono la maggioranza dei miei bambini, arroccato sulle
pendenze quasi verticali della montagna. Quando piove, i vicoli si
trasformano in torrenti di acque luride e fangose che invadono le povere
case, ed io penso sempre a loro, ai piccoli che vivono nell´umiditá costante
e nella precarietá delle loro abitazioni.

Non possiamo salvare il mondo; né forse tutti loro; ma sicuramente né io; né
Julio; tantomeno voi, stiamo perdendo il nostro tempo. Credo che la
solidarietá non dovrebbe fermarsi mai, fa bene soprattutto a noi, e poi fa
bene anche ai nostri pulcini.

Il tour con le mie nuove amiche é finito tra le lacrime. Le ho viste andare
via visibilmente commosse. Queste lacrime sono lacrime buone, fanno bene al
cuore. Da quando vivo in favela non ho mai piú pianto per me stessa.

Anche oggi é stata una giornata molto intensa, anche se bagnata da una
pioggia fitta ed incessante. Sono le 22,30 e merito il riposo del giusto.
Anche oggi, sempre grazie a voi che mi aiutate, ho fatto la mia parte.
Sono felice e serena; troppe cose da fare, ma troveró il modo di fare tutto,
soprattutto per la fiducia che riponete in me e la responsabilitá che mi
sono accollata, senza che nessuno me lo chiedesse.

Spero di potervi scrivere di nuovo presto con le nostre storie. Intanto
avete il mio cuore e quello di tanti bimbi che sono un poco piú amati;
vestiti e nutriti con la vostra solidarietá, indispensabile affinché la
nostra piccola associazione continui ad essere presente nella favela
Roçinha, la mia nuova casa. Un abbraccio a tutti voi. Barbara Olivi e
tanti, tanti cuccioli di uomo.

Leggi le altre lettere nella sezione CALORE ONESTO

Posted by Valentina Ambrosini at 04:41 PM