Luglio 20, 2004

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Posted by Valentina Ambrosini at 11:44 PM

Luglio 13, 2004

Le torte di Pompeo: il lato dolce di Tangentopoli

La ricetta Foresta Nera è dedicata al dottor Antonio Di Pietro: «senza rancore», e anche agli amici dei tempi duri: «non dimentico delle frittelle di mele cucinate in cella». Quella della Torta di pere e frangipane viene ribattezzata La sublime in onore dell'amico Silvano Larini che così la definì al primo assaggio. Libro curioso quello di Pompeo Locatelli, I dolci e gli amari di Pompeo (Baldini Castoldi Dalai, 364 pp., 17,60 ) oggi sessantaquattrenne: trent'anni da consulente d'affari scanditi da quindici ricette di dolci.

Gli anni dell'infanzia trascorsa nella pasticceria paterna in via Piero della Francesca, le prime pratiche da dottore commercialista a fine anni Sessanta, il decollo e la scalata dei due decenni successivi, il coinvolgimento in Tangentopoli. Locatelli si racconta con scrittura naive e prolissa caratterizzata da una dose massiccia di fierezza da «esponente della classe dirigente», e non importa se ci sarà qualcuno che lo accuserà di presunzione e di egocentrismo («Non escludo che possa avere ragione») - in un vortice di operazioni finanziarie, di incontri con imprenditori, politici, faccendieri vari, di riflessioni.
L'avvocato Corso Bovio firma la prefazione del libro (i cui incassi saranno devoluti in beneficenza) definendolo un «manuale di vita e di saggezza professionale» e consigliandone la lettura ai praticanti commercialisti. Ma più che il racconto, irresistibili sono le annotazioni alle ricette. Ecco la Brisée con crema di cioccolato Vittoria dedicata al «Cavaliere e all'Ingegnere irriducibili protagonisti della nostra più recente storia patria», la Frolla con crema al limone tutta per Marina di Savoia con la quale si sfida in cucina «ogni estate, in quel di Cavallo». La Crostata con marmellata di fragole è eletta da Locatelli a simbolo di «com'è arduo non finire con le dita nella marmellata» mentre è la Meringata a dare corpo ai suoi «sogni imprenditoriali e gli anni dell'euforia e della sbronza: quando la panna, forse troppo disinvoltamente montata, m'è schizzata in faccia».

Gloria Pozzi - Corriere della Sera

Posted by Valentina Ambrosini at 06:39 AM

Luglio 07, 2004

A FELINA DAL 23 AL 25 LUGLIO: Show Festival

“…la festa dei sapori, dei prodotti migliori della nostra terra, la buona musica, le tradizioni forti che insieme fanno emergere il carattere più vero del paese…un festival che vuol far vivere insieme suoni e sapori, arte e tradizione, gioco, e socialità in una tre giorni tutta da scoprire…”
La manifestazione si svolgerà nei giorni 23/24/25 luglio 2004 a Felina, frazione di Castelnovo né Monti.

Saranno presenti:
- stand enogastronomici dell’Appennino e delle Cittaslow e stand dell’artigianato artistico;
- ristoranti allestiti per l’occasione: ospite di quest’anno la Città di Positano con i suoi sapori, le ceramiche e la tradizione delle stoffe.

Sabato 24 luglio alle ore 10.30 inoltre si potrà assistere alla presentazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Slow Food.

Posted by Valentina Ambrosini at 11:10 PM

Luglio 05, 2004

Risotto lamonese

Definito da alcuni Accademici “il piatto dei poeti” per il suo particolare gusto e l’aroma di alloro è decisamente facile da realizzare.

Si passano al setaccio i fagioli già bolliti e conditi con lardo pestato, si forma il brodo un po’ denso utilizzando l’acqua in cui sono stati cotti i fagioli. Il liquido così ottenuto si passa in una pentola, si aggiunge sale, pepe e burro fresco; si fa bollire per amalgamare bene il passato e renderlo vellutato, aggiungendo una foglia di alloro che va tolta appena si avverte un lieve aroma. Si prepara poi un comune risotto bianco al burro e formaggio, che va portato in tavola accompagnato dal passato caldo di fagioli. Si versa quest’ultimo sul risotto dosandolo a volontà, come per una comune salsa. Si serve contemporaneamente in una zuppiera.

Per secoli il fagiolo è stato l'alimento base per la cucina lamonese (provincia di Belluno).
Per la sua ricchezza di proteine è stato definito carne dei poveri.
Il legume è stato portato a Lamon dall'umanista Pietro Valeriano, come dono della corte papale tra il 1528 e il 1532. Il fagiolo lamonese ha una scorza sottilissima ed una polpa tenera.

La ricetta segnalata è contenuta nell’inedito ricettario bellunese di Giovan Battista Bovio, accademico per distrazione, per vocazione buongustaio. (Fonte: L. Veronelli – Alla ricerca dei cibi perduti. DeriveApprodi).

Posted by Valentina Ambrosini at 11:24 PM