Maggio 19, 2005

Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in verità i quattro atti di questa opera buffa che si chiama vita

"Dopo il non far nulla, io non conosco occupazione per me più deliziosa del mangiare, mangiare come si deve, intendiamoci. L'appetito è per lo stomaco ciò che l'amore è per il cuore.
Lo stomaco vuoto rappresenta il fagotto o il piccolo flauto, in cui brontola il malcontento o guaisce l'invidia; al contrario, lo stomaco pieno è il triangolo del piacere oppure i cembali della gioia.
Quanto all'amore, lo considero la prima donna per eccellenza, la diva che canta nel cervello cavatine di cui l'orecchio si inebria e il cuore ne viene rapito.
Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in verità i quattro atti di questa opera buffa che si chiama vita, e che svanisce come la schiuma di una bottiglia di champagne.
Chi la lascia fuggire senza averne goduto, è un pazzo."

Gioacchino Rossini

Posted by Valentina Ambrosini at 11:11 PM

Maggio 04, 2005

Il patrimonio ipogeo di toponomastica gastronomica

Il luogo di produzione di molti alimenti caratterizza la loro denominazione: il lardo di Colonnata deriva il suo nome dal comune di Colonnata così come la cipolla di Tropea identifica il luogo di coltivazione.
Accade, viceversa, che anche i nomi di alimenti possano caratterizzare i luoghi.
La forza evocativa del colore dei cibi, del loro profumo o delle loro caratteristiche organolettiche ispirano ad esempio gli speleologi nella scelta dei nomi dei pozzi, dei meandri e delle sale.
Arrivati per la prima volta in un luogo inviolato da sempre, gli scopritori si fermano ad ammirarne le caratteristiche. Concrezioni elicoidali portano spesso alla mente il ricordo di un fusillo, morfologie caratterizzate da piccole cavità possono far pensare ad un formaggio svizzero.
La fame conseguente agli sforzi fisici affrontati per arrivare in quei posti contribuisce sicuramente a determinare tali associazioni, ma vi è forse qualcosa di più profondo che induce gli uomini ad affidarsi al ricordo del cibo.

A tutte le sensazioni del gusto e dell'olfatto si associa infatti un'emozione a cui si connette una reazione affettiva di piacere o dispiacere, che a sua volta richiama altri cibi gustati in altri tempi e in altri luoghi. L'aroma della cucina materna o quella del paese natio hanno un potere di evocazione che suscita nostalgie senza pari quando non lo ritroviamo più. Non è solo una faccenda di olfatto e di gusto, ma di emozione, di evocazione e di memoria.

Nelle grotte esplorate dalle Nottole ci sono molti riferimenti enogastronomici. Sbirciando tra i rilievi topografici si scoprono denominazioni quali:
- sala Sangria, così chiamata per le incredibili colate calcitiche di un bel rosso rubino;
- sala dell'Uovo, per la presenza di un particolare ciottolo bianco di forma ovoidale;
- meandro Emmenthal, per la morfologia degli ambienti, che ricorda vagamente le cavità del famoso formaggio;
- pozzo Lasagne: in ricordo di una teglia di lasagne fatte in casa e gustata il giorno dell’esplorazione.

Dietro ognuno di questi nomi vi è una persona con i suoi ricordi, i suoi gusti e le sue emozioni, perché, in speleologia, la scelta del nome dei nuovi ambienti compete a chi li esplora.

Si ringrazia lo speleologo Giorgio Pannuzzo per il contributo fornito.

Posted by Valentina Ambrosini at 11:50 PM

Maggio 02, 2005

Fiori di glicine in pastella

5 grappoli di glicine - 3 uova - 50 gr. di farina 00 - 30 gr. di zucchero - latte - cognac - olio d'oliva

Preparare la pastella sbattendo in una ciotola uova, latte, farina, zucchero e un cucchiaio di cognac. Lavare i grappoli di glicine e lasciarli asciugare bene; se sono molto grandi suddividere i fiori in due o tre parti. Immergerli nella pastella lasciando sporgere il picciolo e friggerli in olio profondo per pochissimi minuti, finché si dorano. Scolare e servire caldi.

In alternativa si può fare una pastella usando farina e una bevanda molto gasata e molto fredda (acqua minerale, birra o spumante). I fiori fritti si cospargono poi di zucchero. Questa seconda versione permette di ottenere una pastella croccante.

Allo stesso modo si possono friggere i fiori di robinia che, come tutti i fiori di leguminosa, sono dolci per l'abbondanza di nettare.

Posted by Valentina Ambrosini at 11:40 PM