Gennaio 22, 2005

Associazione Osterie Italiane

Lunedì 6 dicembre 2004, si è costituita l’Associazione Osterie Italiane, A.O.I. (C.F. 92007850) con atto ufficiale e relativo Statuto.

Lo scopo è quello di diffondere la cultura dell’Osteria, difenderne le qualità, la storia, approfondire le tradizioni, gli usi e i costumi legati ad essa.

Promotore dell’idea è il Presidente, enologo, Walter Perotti, oste nato in una osteria nonché artista e scrittore.

Punto fermo dell’Associazione è quello di sviluppare concretamente la
conoscenza dell’Osteria attraverso antichi sapori, leggende, ricercarne la
tipicità valorizzandola in ogni libera forma di espressione artistica al
fine di salvaguardare il patrimonio esistente tramandato dai nostri “vecchi”
quindi incoraggiare e sostenere gli operatori del settore.

Per contattare l’Associazione:

A.O.I. Associazione Osterie Italiane
Via XXV Aprile 5
26020 Formigara (CR)
telef. 0374-78078

Walter Perotti 347-5736987
Antonio Catellani 340-6829281

e-mail:osteria13hotmail.com
www.wjukebox.com

Posted by Valentina Ambrosini at 09:44 PM

Febbraio 11, 2004

Massoni e gastronomia. Cercasi ricette

Leggo in “La massoneria in Italia” di Enrico Nassi che nel 1717 Anthony Sayer costituiva a Londra il primo modello di Grande Loggia. Era il 24 giugno, festa di Giovanni Battista.
Attorno a Sayer, all’Oca e alla graticola, locanda famosa per il menu e la cantina, c’era una gran squadra di nobili, di ricchi imprenditori e di intellettuali, tutti protestanti e variamente iniziati in associazioni segrete.

La lettura mi porta poi a scoprire che l’Antico Rito Noachita, di origine inglese, è rimasto inattivo sino a che, nel 1982, un gruppo di massoni italiani lo svegliarono rendendolo operante sotto il segno dell’arca che naviga nel diluvio.
E sin qui nessuna novità, considerato il fatto che i segni, i riti, le massime sono una delle componenti che contraddistinguono i Figli della Vedova (uno dei nomi con cui si chiamano i massoni).
Quello però che mi ha colpito è apprendere che il rito è seguito da una minoranza che rispetta la tradizione gaudente delle locande dove, agli inizi del Settecento, si riuniva la Loggia-Madre inglese.
Si dice che le Agapi (convivio con particolari pietanze se rituale, con pietanze normali se informale) dei noachisti siano piuttosto gioiose “perché si svolgono in un contesto di raffinata gastronomia”. Da quando ne hanno tenuta una sui sentieri della grappa, dal Piemonte al Friuli, i massoni toscani li chiamano “fratelli grappisti”.

Chissà che qualche partecipante alle Agapi dei noachisti non mi voglia mandare qualche segreta ricetta massone, se ne esiste!
Nel silenzio e nella speranza, con vigilanza e perseveranza, solo così potrò Sapere, Osare, Volare e Tacere.

Posted by Valentina Ambrosini at 04:34 PM

Giugno 04, 2003

Dalla confraternita del tortellino alla confraternita del cotechino caldo

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C’è uno stretto rapporto tra la materia e lo spirito e, in ambito culinario, il miglior modo per percepirlo è la scoperta delle confraternite. Associazioni per lo più senza fini di lucro che tutelano e promuovono prodotti tipici o semplicemente raccolgono buongustai. Un’unica regola le accomuna: “astenersi stomaci deboli”.

CONFRATERNITA DEL COTECHINO MAGRO

Nel mese di gennaio dell'anno 1000, lungo la Via Francigena, due Monaci pellegrini diretti a Roma, esausti per il lungo viaggio e stremati dalla fatica, dal freddo e dalla fame, trovarono una capanna abbandonata sulla riva del fiume, all'altezza di Spessa.
Decisero allora di fermarsi qualche giorno per recuperare le forze.
Innanzitutto cercarono un po’ di legna per poter accendere il fuoco e mentre raccoglievano rami spezzati dal vento e legni trasportati e abbandonati dal fiume sulla gelida riva sabbiosa, un debole rumore proveniente dal vicino boschetto attirò la loro attenzione.
Che sarà mai? Chiese un Monaco;
Non vorrei sbagliarmi, ma mi è sembrato un GRUGNITO; rispose l'altro.
Non terminò la frase che dinanzi a loro si materializzò un SUINO dall'aspetto un po’ sofferente, magro, con la pelle raggrinzita e persino zoppo, che avanzò a fatica verso di loro e giunto a pochi passi si fermò e li osservò con occhi supplichevoli.
Che cosa vorrà? Chiese il Monaco più anziano
Avrà fame come noi, rispose l'altro.
Io credo invece che questo sia un segno della Provvidenza Divina; non leggo nei suoi occhi la richiesta di cibo, bensì il desiderio di offrirsi a noi per alleviare le sue e le nostre sofferenze e calmare il nostro appetito.
Credo proprio che tu abbia ragione, approvò il Monaco giovane e assestò prontamente un manrovescio al povero maiale che stramazzò al suolo prima ancora di ricevere il colpo.
E ora come lo cuciniamo? Chiese il giovane.
Esaminato ben bene il suino, il Monaco anziano proclamò:
Qui vicino c'è ben poco da mordere! Guarda com'è magro! Io propongo di trasformarlo in insaccato.
Detto, fatto.
Mentre il monaco anziano terminava la preparazione, il giovane mise una pentola d'acqua sul fuoco e poco dopo fu fatto cuocere il primo cotechino magro della storia.
Sazi e soddisfatti della squisitezza del cotechino magro, i due monaci poterono riprendere la strada per Roma, non prima di essersi promessi di ritrovarsi nello stesso luogo, ogni anno, nel mese di gennaio, per ripetere l'identica esperienza.
Così fecero per molti anni e ogni volta cucinarono il cotechino magro, che deliziò sempre il loro palato e il loro spirito.
Un inverno però, si resero conto che, data la loro veneranda età, non sarebbero più riusciti a ritrovarsi l'anno successivo.
Scrissero allora la loro storia su una pergamena, rivolgendo l'invito a chi l'avesse ritrovata a perpetrare nei secoli la loro tradizione.
Le cose tuttavia, non andarono subito secondo i loro desideri.
Lo scrigno in cui posero la pergamena, infatti, è rimasto insabbiato per secoli e secoli.
Nel 1994, la grande piena del fiume ha riportato alla luce lo scrigno.
I soci fondatori, che lo ritrovarono dopo la piena, furono ben lieti di riproporre e continuare la tradizione dei due monaci.
Così è nata la Confraternita del Cotechino Magro.


CONFRATERNITA DEL RISOTTO

La Confraternita nasce per difendere, tutelare e valorizzare un piatto e un nome di cui esiste una consolidata tradizione e risorsa economica nella provincia di Pavia.
Risi capaci di mantecare "all´onda" o no, di scuocere o di mantenere consistenze granarie, bianchi, rossi e neri sono tutti ben accetti alla Confraternita del Risotto, via Madonna Vecchia 17 - fr. Mezzano 27039 Sannazzaro dei Burgundi (PV) - Tel. 0382 997047 Presidente F. Meloni

CONFRATERNITA DEL BACCALA’

Si costituisce il primo marzo del 1987 con lo scopo di difendere, conservare e promuovere il piatto tipico vicentino.
I simboli dell'appartenenza alla Confraternita del Baccalà sono la cappa in velluto bruno-argenteo che simboleggia le squame del merluzzo, la mantellina gialla colore della polenta, e il medaglione con la riproduzione di Villa Sesso Schiavo di Sandrigo , sede dell' Unpli.


LA CONFRATERNITA DEL COTECHINO CALDO

La "Confraternita del Cotechino Caldo" organizza nell'arco dell'anno vari incontri a tema:
Ultimo giovedì di Marzo: Cena di Primavera, con erbe, primizie, frittatine;
Ultimo giovedì di Giugno: Cena dei Salami a Confronto, con scheda di valutazione;
Ultimo giovedì di Novembre; Festa al Maiale, il cotechino, risotto con pasta di salame, la frittura di salame.

CONFRATERNITA DELL’ORDINE DEI CAVALIERI DEL TARTUFO E DEI VINI DI ALBA

Il 22 febbraio 1967 in una piccola trattoria di Grinzane Cavour nasceva una confraternita enogastronomica denominata “Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei Vini di Alba” finalizzata al rilancio e alla propaganda della buona tavola della zona.

Lungo il tempo, il numero degli appartenenti all’Ordine dei cavalieri del Tartufo e dei Vini di Alba è cresciuto. I ventuno Cavalieri dell’inizio erano albesi, o comunque langhetti; oggi l’Ordine annovera circa 300 Cavalieri in tutto il mondo: in Europa, in America, in Asia.

A Torino, Milano, Genova, Bologna, Lucerna sono state istituite delle delegazioni in seno alle quali, sotto la guida di Maestri Onorari, si organizzano riunioni enogastronomiche allo scopo di sperimentare e verificare l’abbinamento fra cibi locali e vini pregiati dell’Albese.


CONFRATERNITA DELLA TORTA DI PATATE

Nel 1998 a Sporminore si è costituita la "Confraternita della Torta di Patate", che ha come obiettivo la salvaguardia della sua tipicità e la diffusione oltre la provincia di Trento.


CONFRATERNITA DEL BASILICO

L’Associazione si propone di difendere e tutelare la tipicità e la qualità dei prodotti di Liguria.
Ha operato per richedere la denominazione d’origine protetta (DOP) per il pesto genovese e per la difesa della produzione dell' Aglio di Vessalico con al creazione di un logo onde tutelare il pregio di quest’ottimo ed indispensabile ingrediente per l’elaborazione del pesto di buona qualità.


CONFRATERNITA DELL’ACETO BALSAMICO

La Confraternita dell'Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia è una associazione senza scopo di lucro, impegnata in una azione di tutela della tradizione e di promozione che, oltre ad aiutare la diffusione del prodotto sui mercati del mondo, ha contribuito al riconoscimento, da parte della Comunità Europea, della Denominazione di Origine Protetta.


CONFRATERNITA DI GRASS

La Confraternita dei GRASS si fonda sull'amore dei suoi membri per la cucina piacentina e si impegna per la diffusione della cultura dei pisarei e fasò nell'universo.


CONFRATERNITA DEL TORTELLINO

Uno dei grandi meriti della confraternita è stato il deposito nel 1974, presso la Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna, della ricetta dei tortellini


Ingredienti (per circa 1000 tortellini):
- 300 gr. di lombo di maiale
- 300 gr. di prosciutto crudo
- 300 gr. di vera mortadella di Bologna
- 450 gr di formaggio Parmigiano Reggiano
- 3 uova di gallina
- 1 noce moscata.
N.B. La dose di 450 gr. di formaggio Parmigiano Reggiano è valida se il formaggio ha una stagionatura di almeno tre anni. Se il formaggio è meno stagionato può essere aumentata la dose.
La preparazione deve essere molto accurata.
Il lombo va tenuto in riposo per due giorni con sopra un battuto composto di sale, pepe, rosmarino ed aglio, quindi va cotto a fuoco lento, con un po' di burro, e poi tolto dal tegame e ripulito del suo battuto. Infine, possibilmente col battilardo, si trita molto finemente il lombo, il prosciutto e la mortadella e si impasta il tutto col parmigiano e le uova, aggiungendo l'odore della noce moscata. L'impasto si deve mescolare a lungo fintanto che risulti ben amalgamato, e si lascia riposare per almeno ventiquattrore, prima di riempire i tortellini. Naturalmente la bontà del ripieno dipende dalla qualità delle materie prime impiegate. Per gustare un buon tortellino è indispensabile disporre di un ottimo brodo, che si ottiene mettendo nella pentola un cappone ruspante (non allevato con i mangimi) con aggiunta di quelle parti di carne di manzo notoriamente adatte per fare il brodo (punta di petto, doppione, falata, ecc.).

Posted by Valentina Ambrosini at 11:28 AM