Novembre 10, 2005

Fashion Chocolate Show

Passerella golosa a New York. Modelle vestite soltanto di capi dolci, dolcissimi, sfilano al Fashion Chocolate Show, la più importante rassegna interamente dedicata alla sublime leccornia che si svolge nella Grande Mela due settimane prima del giorno del ringraziamento, quasi un preludio alle prelibatezze del periodo natalizio.

Chef e pasticceri lavorano fianco a fianco con disegnatori per dipingere abiti assolutamente «tailor made» direttamente sul corpo delle modelle.
Di cioccolato è fatto quasi di tutto: dagli abiti con cui hanno sfilato alcune modelle, al padiglione-pagoda utilizzato come bar, alle sculture esposte. In programma anche giochi e sorprese a base di cacao.

Posted by Valentina Ambrosini at 11:43 PM

Ottobre 13, 2005

Il più antico piatto di spaghetti della storia

Un piatto di spaghetti è emerso dalle profondità della terra, per lo stupore degli archeologi cinesi che stavano scavando in un villaggio del neolitico. Il ritrovamento è avvenuto nella cittadina di Laja, vicino al fiume Giallo, nel nord ovest della Cina. Analizzando il reperto i ricercatori dell'Accademia delle scienze e dell'Istituto di archeologia cinesi hanno capito che la pietanza davanti ai loro occhi era molto antica. E infatti il carbonio 14 ha confermato la sua età: quattromila anni. Il più antico piatto di spaghetti della storia (almeno fra quelli di cui è stata ritrovata traccia). Una scoperta che ruba all'Italia ogni ipotesi di primato dell'invenzione della pastasciutta.

Che si tratti di spaghetti - ancorché calcificati e mescolati a terra anziché a sugo - non c'è proprio dubbio. Colore giallo paglierino, lunghezza che arriva al mezzo metro, tracce di una pregressa bollitura, volute tipiche della pasta lunga, pronta a ricevere la forchettata. La forma in verità è irregolare, più da tonnarelli che da spaghetti veri e propri. La composizione però non lascia incertezze. Si tratta di acqua e farina impastate insieme. Uniche differenze: non dal grano duro ma dal miglio l'antica farina veniva ricavata. Questo cereale fu infatti uno dei primi frutti della terra coltivata nell'antica Cina. E gli spaghetti riemersi dalla terra venivano consumati freschi, senza bisogno di essere essiccati.

La disputa sull'invenzione degli spaghetti coinvolgeva italiani, cinesi e arabi. Finora i contendenti si disputavano il primato a colpi di citazioni letterarie. Gli asiatici con il loro ritrovamento archeologico hanno fornito invece una prova tangibile, spiazzando tutti. La pasta conservata nella terra si trovava all'interno di uno dei tanti recipienti di ceramica portati alla luce durante gli scavi di Laja, iniziati nel 1999.

La scodella fornisce una prova inoppugnabile che la pasta faceva già parte del menù neolitico (duemila anni prima di Cristo, settimo secolo secondo il calendario cinese) nelle pianure che costeggiano il fiume Giallo. Il pranzo fu probabilmente interrotto da un terremoto o da un altro cataclisma che all'improvviso rase al suolo il villaggio di Laja. Fatto sta che il piatto di ceramica è stato ritrovato capovolto e sepolto da tre metri di sedimenti.


"La nostra scoperta dimostra chiaramente che gli spaghetti vennero prodotti per la prima volta in Cina quattromila anni fa" ha dichiarato il capo del team degli archeologi, Houyuan Lu dell'Accademia delle Scienze di Pechino. "La pasta ritrovata assomiglia molto agli spaghetti del tipo La-Mian, realizzati secondo una tecnica tradizionale cinese che consiste nel tirare e allungare ripetutamente a mano l'impasto" prosegue Houyuan Lu. Parziale consolazione per gli italiani può arrivare dal fatto che anche le fonti letterarie facevano propendere per il primato asiatico.

La più antica menzione della ricetta appare infatti in un libro scritto in Cina durante la dinastia Han, tra il primo e il terzo secolo dopo Cristo. Altre tracce suggerivano che la pastasciutta fosse stata inventata in Medio Oriente e importata in Italia meridionale dagli arabi nel medioevo, durante le loro scorribande.

fonte: Nature

Posted by Valentina Ambrosini at 11:36 PM

Marzo 15, 2005

Calendario delle Cipolle

Alfio Lillini, jesino, utilizzando un'antichissima tecnica contadina ha realizzato il calendario delle previsioni del tempo per il 2005.

La tecnica si avvale di una cipolla. La notte fra il 1° e il 2° Gennaio il bulbo della cipolla viene tagliato prima in due poi in quattro parti.
La metà che cade sulla destra corrisponde ai mesi pari, quella che cade sulla sinistra ai dispari.
Viene operata poi un'ulteriore suddivisione fino ad ottenere 12 spicchi, questi vengono disposti secondo un ordine ben preciso (dallo spigolo esterno di sinistra a quello interno di destra) sul davanzale di una finestra esposta a nord con sopra qualche chicco di sale marino.

La mattina seguente prima del sorgere del sole la cipolla viene ritirata e analizzata. Per ogni spicchio, che corrisponde al mese, si annota come si è disposta l'acqua, se ci sono gocce e se sono rotonde o allungate. Interpretandone il significato si effettuano le previsioni.

Anticipazioni
Il 2005 sarà come il 2003: mancheranno le mezze stagioni.
Gennaio: ricco di molto freddo
Febbraio: freddoso, umido e coperto
Marzo: abbastanza invernale con qualche pioggia e freddo anche a Pasqua
Aprile: svolta primaverile
Maggio: aumento della temperatura con temperature estive a fine mese
Giugno da mare: a fine mese già forti segnali di siccità
Luglio: aumento del caldo afoso per l'umidità
Agosto: sereno caldo
Settembre: aumento dell'umidità, le prime piogge a metà mese (buono per l'uva)
Ottobre: sin dai primi giorni arrivano i primi freddi (precoci) e nebbia a fine mese
Novembre: subito rigido e neve in quota
Dicembre: freddo (meno nella fase dell'8 Dicembre) ma subito dopo si ritorna a correnti gelide e nevose, più tranquilla la fase di fine anno.

Avviso ai naviganti (Sindaco e Assessore Romagnoli) prepararsi per un 2005 meno sofferente del 2004 sulla spesa corrente ( alle sedute di Giunta per il Bilancio di previsione 2005 portatevi i sali) ma tagliate, l'acqua è e rimane un bene sempre più prezioso, anche quella del nostro fiume ESINO (Appello al Presidente della Provincia GIANCARLI) vigilare sui prelievi d'acqua su tutto il corso del fiume ESINO, se ne preleva troppa, così il fiume MUORE.

Tratto da: http://www.comune.jesi.an.it/MV/calendario-cipolle/

Posted by Valentina Ambrosini at 11:49 PM

Novembre 08, 2004

Menù anti Ogm con polenta e pesto

L’11 novembre prossimo - data della discussione in Consiglio dei ministri del Decreto per regolamentare «la coesistenza tra le colture transgeniche, convenzionali e biologiche - nelle osterie e nei ristoranti italiani sarà il giorno della polenta e del pesto. Slow Food, dopo l’appello degli scienziati pro Ogm, ha invitato a mettere nei menù questi 2 piatti, per rispondere in modo ironico a chi accusa questi alimenti di essere cancerogeni. Il Decreto, spiega Carlo Petrini di Slow Food, mira a tutelare le peculiarità del nostro territorio ed evitare contaminazioni tra le diverse colture.

Posted by Valentina Ambrosini at 06:38 AM

Maggio 30, 2003

La polenta taragna, la fatalità, il coraggio e una nuova società di comunicazione

La “riscoperta di una città di straordinario fascino e di grande bellezza“ è la definizione che Mirella Villa dà di Bergamo.
E, detta da una neo imprenditrice del settore della comunicazione mi sembra una definizione incontestabile.

Assieme a Francesca Baldini e a Lea Platero (neo mamma) hanno intrapreso una sfida al femminile nel mondo delle PR. E ve le consiglio … hanno grinta da vendere! Le potete trovare alla Mirella Villa Comunicazione S.r.l. (tel. 02/49985327)
Ma che c’entra la polenta taragna?
E’ un buon collante per una cena. Tra un boccone e l’altro e una sorsata di vino, preferibilmente rosso e fermo, si può discutere di cucina fusion, di sushi, di corsi di acquerello, di una telefonata inaspettata che ti fa venire voglia di metterti in proprio, dopo venti anni di consulenza nella comunicazioni e otto mesi in una azienda.

Polenta taragna

Ingredienti
farina grano saraceno, 500 gr.
acqua, 1,5 lt.
formaggio Branzi, 400 gr.
burro, 350 gr.
alcune foglie di salvia,
sale, q.b.

Preparazione
Portate ad ebollizione l'acqua. Salatela.
Versate a pioggia la farina. Rimestate in continuazione. Levate il paiolo dopo circa 1 ora.
Unite 250 gr. di burro tagliato a fette.
Aggiungeteci il formaggio tagliato a cubetti piccoli.
Sistemate poi sul fuoco per 5 minuti.
Rimestate.
Servite caldissima insaporendola con il burro rimasto cotto con la salvia.

Posted by Valentina Ambrosini at 10:29 AM

Aprile 23, 2003

Un cake ti cambia la vita

A volte si ha tra le mani qualcosa a cui non si dà il giusto peso.
Per esempio, uno fa un cake e lo porta a cena da amici, e non sa che dentro quel cake c’è l’idea che ha cambiato una vita.
Fare dei cake ha cambiato la vita a Sophie Dudemaine.
Nel 1999, Sophie, specializzata in cene di alta cucina e moglie di uno chef con stella Michelin, decide di arrotondare la paghetta cucinando cakes da vendere nei mercati parigini.
Esordisce con una cinquantina di gusti diversi su quattro mercato parigini; si fa conoscere da Fauchon e da Grillon.

I comunicati stampa dell’addetta alle relazioni pubbliche del ristorante dove lavora il marito le consentono di organizzare una presentazione ai giornalisti.
Il direttore editoriale della casa Minerva le propone di fare un libro di ricette. Il libro Les cakes di Sophie viene pubblicato con successo al punto che l’emittente televisiva Cuisine TV offre a Sophie la conduzione di una trasmissione intitolata Les tables de Sophie.
La trasmissione diventa settimanale e il libro viene tradotto negli Stati Uniti.
Sophie, intanto, mostra una rara saggezza nell’uso del successo. Ha conquistato la fiducia dei telespettatori, ha fermato la produzione dei cakes perché la richiesta era tale da imporre il salto dall’artigianato all’industria.
Insieme ai figli e al marito sta per trasferirsi in Normandia dove aprirà la Maison de Sophie: una casa con un immenso giardino per i suoi animali, dove terrà corsi di degustazione, attività sportive, cucina e viaggi in mongolfiera (info: sacrecake@aol.com).
Il mondo di Sophie contiene una filosofia: quanto peso può avere un semplice cake.

CAKE DI ZUCCHINE E CAPRINO
Per 6-8 persone:
Mondate 2 piccole zucchine, lavatele, asciugatele, tagliatele a rondelle e rosolatele in padella con due cucchiai di olio extravergine di oliva e una presa di sale per circa 15 minuti.
Scolate le zucchine e fatele asciugare su un foglio di carta assorbente da cucina. In una terrina mescolate tre uova, 150 grammi di farina setacciata, 1 sacchetto di lievito istantaneo in polvere, una presa di sale , una macinata di pepe nero.
Unito a filo 0,8 decilitri di olio di semi di girasole e 1,2 decilitri di latte intiepidito; amalgamate infine al composto 100 grammi di groviera grattugiato, le rondelle di zucchina, 200 grammi di caprino stagionato a pezzetti e un cucchiaio di cerfoglio tritato; mescolate con cura.
Versate il composto in uno stampo da plum cake antiaderente della capacità di un litro e cuocete il cake in forno preriscaldato a 180° per 45 minuti.
Variante: caprino, noci e uvetta, escludendo le zucchine.

Posted by Valentina Ambrosini at 03:50 PM

Gennaio 26, 2003

Alain Ducasse ed Eric Kayser creano BE

panino.jpg


A Parigi Alain Ducasse, cuoco di fama mondiale, ed Eric Kayser, maestro panettiere di origini alsaziane, uniscono le forze per proporre nel nuovo locale BE (73 Blvd. de Courcelles) i loro sandwich.

Le loro creazioni sono firmate come opere d'arte: un'ostia griffata è posta sopra la pasta un minuto prima della sfornatura.

I due maestri hanno introdotto regole rigidissime per la preparazione dei panini:
- il pane deve esere tiepido e croccante;
- gli ingredienti si devono fondere in un melange quasi irriconoscibile al gusto.

Anche il décor, studiato per capire la lunga preparazione, aiuta a gustare i panini-cult. Al centro della boutique, in uno scrigno di vetro prendono posto il forno e la camera di fermentazione. Grandi recipienti di inox per la farina, tavoli hi-tec per la preparazione e un bellissimo parquet di quercia rossastra.

L'architetto Patrick Jouin, autore degli arredi del ristorante dell'hotel Plaza Athené in avenue Montaigne e del "59 Pioncaré", ristorante alla moda del XVI° arrondissemnet, ha voluto ricreare l'atmosfera di un vecchio forno, che lasciava intravedere i garzoni mentre impastavano la farina.

Non mancano le varianti sul tema come il Pan Bagnat: un pane-involucro nel quale sono racchiusi finocchio appassito, radicchio rosso, insalatine tenere e acciughe fresche, uova di quaglia e basilico.

La fougasse incorpora la farcitura di olive, pomodori secchi e scaglie di parmigiano nella cottura.
Mentre il Pain doré propone i grandi classici della tradizione francese: baguette al jambon de Paris con burro e cetriolini e hot dog con salsiccia di Strasburgo, groviera e mostarda di Digione.

Posted by Valentina Ambrosini at 02:53 PM

Gennaio 24, 2003

Caro Gualtiero, bevitela tu l'acqua

Anche Sette, l'inserto del Corriere della Sera pubblicato il giovedì, ha voluto verificare tra cinque cuochi finalisti de Il Cuoco dell'Anno (il prestigioso premio che un comitato di esperti il 27 gennaio assegnerà dal Casinò di Campione d'Italia) cosa ne pensano del Marchesi pensiero.

Io vi avevo espresso le mie considerazioni il 2 dicembre 2002 e sono contenta di poterle condividere con almeno 4 su 5 chef.

Riporto qui sotto il Marchesi Pensiero e le osservazioni degli interpellati.

GUALTIERO MARCHESI: "Per gustare al meglio la cucina, gli ospiti farebbero bene a bere poco vino o a non berne affatto" .

FABIO BARBAGLINI (ristorante Caffè Groppi, Trecate, Novara): "A tavola vince il vino. Piuttosto farei degli accostamenti anche con la birra. Tra i miei piatti preferiti? Vitella di montagna di razza piemontese con carciofi stufati con succo di arancia e ricci di mare. In abbinamento consiglio del vino bianco profumato, aromatico dell'Alto Adige, o un riesling delle Langhe".

GENNARO ESPOSITO (ristorante Torre del Saracino, Vico Equense, Napoli): "Acqua no. E' un fatto di cultura oltre che di gusto. Suggerisco dei rossi beverini e giovani, come il Barbera, o anche dei bianchi con anima, come il Greco, accompagnato a uno dei miei piatti preferiti: i ventricelli di stoccafisso essiccati".

MARCO GARFAGNANI (ristorante Ninan, Carrara): "Sono pienamente d'accordo con Marchesi. Vedrete: fra non molto tempo a tavola l'acqua sostituirà il vino".

GIANCARLO PERBELLINI (ristorante Perbellini, Isola Rizza, Verona): "Niente acqua, la tavola è un piacere, una fonte di emozioni. E il ristorante è un luogo di convivialità. Cibo e vino sono un connubio inscindibile".

GIAN PIERO VIVALDA (ristorante Antica Corona Reale da Renzo, Cervere, Cuneo): "Con un buon abbinamento di vino il piatto ci guadagna. Suggerisco un vitigno a base di Nebbiolo, dal Barolo al Barbaresco. Ottimo accostato a un piatto come le nostre lumache ai porri di Cervere".

Posted by Valentina Ambrosini at 02:34 PM

Gennaio 21, 2003

Melanzana di Rotonda

Melanzana.jpg


Dove posso trovare la Melanzana di Rotonda?

E' piccola – le dimensioni corrispondono, più o meno, a quelle di una mela Golden – all’inizio della maturazione ha un colore arancio con leggere sfumature verdognole e poi, a ciclo completato, assume gradazioni rossastre di maggiore intensità. Più che una melanzana ricorda un caco o un pomodoro, tant’è vero che in zona è conosciuta come merlingiana a pummadora.

La polpa, discretamente carnosa, non annerisce nemmeno dopo parecchie ore dal taglio; il profumo è intenso, fruttato (ricorda il fico d’India); al palato è giustamente piccante con un gradevole finale amarognolo. Questa strana verdura (Solanum aethiopicum) è originaria dell’Africa tropicale e ha conosciuto le terre nostrane verso la fine dell’Ottocento, come dimostra una ricerca condotta nel 1995 da G. Langhetti basata sulle testimonianze dei novantenni locali. Si consuma sotto’olio e sott’aceto, raramente fresca appena colta ma sono apprezzate anche le tenere e gustose foglie che si differenziano nettamente da quelle della melanzana comune per forma e dimensioni. Nonostante le ottime caratteristiche organolettiche è conosciuta solo a livello locale (Rotonda-Pz).

Posted by Valentina Ambrosini at 10:27 AM

Dicembre 05, 2002

Disfida del casoncello bergamasco

Giovedì 5 dicembre 2002 presso il ristorante Collina di Almenno San Bartolomeo si terrà alle 20.30 la disfida del casoncello.

Il casoncello bergamasco è codificato dal marchio "Bergamo Città dei Mille ... sapori".

L'incontro permetterà di confrontare i casoncelli elaborati da alcuni ristoranti; saranno assaggiati in un primo momento senza condimento, così da poter cogliere al meglio le sfumature del sapore. In abbinamento i vini Valcalepio di Medolago Albani di Trescore e Le Corne di Grumello del Monte :-)

Posted by Valentina Ambrosini at 12:50 PM

Dicembre 02, 2002

L'acqua, Gualtiero Marchesi e Pellegrino Artusi

"Per gustare al meglio la cucina, gli ospiti farebbero bene a bere poco vino o a non berne affatto" ha dichiarato Gualtiero Marchesi all'inaugurazione dell'Hostaria dell'Orso, il suo nuovo ristorante romano.

Leggo il Marchesi pensiero in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 22 novembre 2002 ....

Peccato che l'articolo appaia affiancato a un servizio dal titolo "Veronelli riscopre il vitigno perduto .." con tanto di lodi per circa sessanta aziende vitivinicole premiate dalla guida dell'Espresso.

Mi sto divertendo in questi giorni nella lettura della Scienza in cucina e l'arte di mangiare bene del Pellegrino Artusi e scopro una certa dissonanza tra il Marchesi pensiero e l'Artusi pensiero.

Scriveva l'Artusi: "... non è bene il pasteggiar col vino, perchè il rosso non è di facile digestione e il bianco, essendo alcoolico, turba la mente se questa deve stare applicata. ... Alcuni igenisti consigliano il pasteggiar coll'acqua anche durante il pranzo, serbando il vino alla fine. Fatelo se ve ne sentite il coraggio; a me sembra un troppo pretendere."

Che ne penserebbe l'Artusi delle dichiarazioni del Marchesi?

Be, io penso che sia una buona strategia di marketing. Qualcuno ci sta provando in altro modo .. anche i miei amici di Slow food.
Ci sono corsi di degustazione delle acque minerali e ristoranti che propongono l'abbinamento cibo-acqua.
A quando il corso di degustazione dell'aria? C'è aria fritta e aria fritta .. dopotutto!

Posted by Valentina Ambrosini at 03:01 PM

Novembre 01, 2002

Mi candido come giurata per la Disfida del tortello

Caro Beppe,
nell'Italia delle raccomandazioni e dei favoritismi, sono a richiederti una buona parola per la mia candidatura a giurata alla Disfida del tortello. Ti mando le motivazioni alla mia designazione (che ho già trasmesso ad Anna Prandoni che ne ha scritto sul "Corriere"). Certa che, un giorno forse, potrò farti assaggiare i tortelli fatti da me.

MOTIVAZIONI ALLA CANDIDATURA DI VALENTINA AMBROSINI

Chi meglio di me potrebbe essere giurata o assaggiatrice di tortelli?
Con un po' di presunzione sono a candidarmi alla sfida del tortello, perchè mi ritrovo a 31 anni a pensare che avrei dovuto fare lo Chef.
Sono qui alla mia postazione di lavoro, a seguire l'andamento delle azioni, pensando alla bella cena "vissuta" ieri sera.
Il piacere di scoprire il cibo (di guardarlo, odorarlo, assaggiarlo) mi è sorto qualche anno fa. Ora mi ritrovo a navigare in Internet per scoprire i segreti dei maestri della cucina. Mi ritrovo in libreria ad acquistare i (carissimi) libri pubblicati da chef di gran nome come Anna e Antonio Santini, Sadler, Iaccarino.
Mi ritrovo a chiedere agli amici dove potrei acquistare un'oca (in polleria?) per sperimentare delle ricette che ho trovato.
E per ultimo mi sono ritrovata alle 23.30 dello scorso giovedì sera a stendere la sfoglia. Ho fatto per la prima volta la pasta in casa. Ho usato un uovo ogni 100 grammi di farina. La farina l'ho setacciata, così da rendere l'impasto più uniforme.
Ho preparato dei tortelli di zucca. Mi sono accorta poi in cottura che la sfoglia andava stesa più fine. Erano buoni però.
Mi candido perché ieri ero al Piccolo Teatro a vedere lo spettacolo di Paolini (Parlamento chimico). Se lui da neofita (come si è dichiarato) è riuscito a documentarsi così bene sulla storia della "chimica" in Italia (ricordo tutta la sua spiegazione) anche io posso ambire (da neofita) ad imparare a stendere la sfoglia e a riconoscere un buon tortello...


Risposta di Beppe Severgnini.
Non ho capito: vuoi fare la cuoca mantovana, la cuoca cremasca, la giurata o il tortello.

Posted by Valentina Ambrosini at 03:50 PM