Febbraio 07, 2005

Autofattura per acquisti di tartufi

La Legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Legge finanziaria per il 2005) ha introdotto l'obbligo di autofattura per acquisti di tartufi.

I soggetti che nell’esercizio di impresa si rendono acquirenti di tartufi da raccoglitori dilettanti od occasionali non muniti di partita IVA sono tenuti ad emettere autofattura. I soggetti acquirenti omettono l’indicazione, nell’autofattura, delle generalità del cedente e sono tenuti a versare all’Erario, senza diritto di detrazione, gli importi dell’IVA relativi alle autofatture emesse nei termini di legge.

La cessione di tartufo non obbliga il cedente raccoglitore dilettante od occasionale non munito di partita IVA ad alcun obbligo contabile. I cessionari sono obbligati a comunicare annualmente alle Regioni di appartenenza la quantità del prodotto commercializzato e la provenienza territoriale dello stesso, sulla base delle risultanze contabili. I cessionari sono obbligati a certificare al momento della vendita la provenienza del prodotto, la data di raccolta e quella di commercializzazione.

A quando l'autofattura per i funghi e le castagne?

Posted by Valentina Ambrosini at 11:22 PM

Gennaio 25, 2005

Cicoria e miele

Cicoria e miele. Sono i capricci gastronomici del boss dei boss che «ordina» agli uomini che si occupano di proteggere la sua latitanza, di procurargli anche i suoi cibi preferiti. Così gli investigatori hanno scoperto che, tra un documento in cui scrive dell’affidamento degli appalti ad imprese amiche e un altro in cui impone tangenti e il pagamento del pizzo, Provenzano scriveva anche bigliettini per chiedere di avere «cicoria e miele».

E come in una caccia al tesoro i capimafia, una volta ricevuto il messaggio, si scatenano alla ricerca della verdura «preferita» da Provenzano e del miele, che il boss vuole originale. Accade, dunque, che Giuseppe Giglia, uno degli arrestati nel blitz contro Cosa Nostra, procuri al boss 46 barattoli di miele, che invia ad Angelo Tolentino, pure lui fermato, per mandarli a Provenzano, così da riempire la sua dispensa.

Posted by Valentina Ambrosini at 11:12 PM

Novembre 04, 2004

Ogm nocivi? No, può esserlo il pesto

Lo studio: «Sostanza cancerogena nel basilico alto meno di 10 centimetri».
Pesto doc cancerogeno? Sembra di sì, se preparato triturando basilico «giovane». Cioè piantine alte 2-3 centimetri. Il pericolo è, infatti, nell’«età» della pianta. «Un pesto prodotto con piantine alte meno di 8-10 centimetri può contenere il metil-eugenolo, sostanza cancerogena per cui esistono limiti di assunzione fissati dalle leggi americane ed europee», spiega Francesco Sala, ordinario di Botanica Generale e Biotecnologia delle Piante presso l’università di Milano e membro, per l’Area Scienza e Alimentazione, della «Fondazione Umberto Veronesi».

Un esempio di come non ci si dovrebbe fidare dei cosiddetti prodotti naturali o biologici a scatola chiusa, mentre al contrario si demonizzano le biotecnologie e i cosiddetti Ogm senza possibilità di verifica o di contraddittorio scientifico. Replica Gianni Bottino, presidente della Coldiretti di Savona: «Puro terrorismo. Per legittimare gli Ogm si arriva al punto di paragonare il basilico genovese all’amanita falloide o ad altre specie di funghi o piante velenose». Ma allora si attacca il pesto per propagandare il basilico Ogm? «No - risponde Sala -, per ragionare sull’importanza della ricerca. Anche perché il basilico transgenico non esiste e nessuno pensa di crearlo».
Eppure l’allarme è stato lanciato a Milano durante la presentazione, da parte del professor Umberto Veronesi, di un documento firmato da 18 società scientifiche, in rappresentanza di 10 mila ricercatori, in difesa degli Ogm. Il primo Consensus Document su «Sicurezza alimentare e Ogm», promosso dalla Società italiana di tossicologia (Sitox).
Il basilico cancerogeno è stata una scoperta casuale. «E’ avvenuta nel Centro di biotecnologie di Genova nel 1999 - spiega Sala -. L’obiettivo era spiegare perché il pesto doc è più buono degli altri. La sostanza individuata, in realtà, fa la differenza. In un piatto di spaghetti al pesto doc vi è una concentrazione di metil-eugenolo 600 volte superiore ai limiti considerati sicuri». Il che non vuol dire sviluppare un tumore, vuol dire che aumentano le probabilità di averlo. Usando basilico adulto il rischio si azzera. Perché? «Il metil-eugenolo protegge la pianta giovane da insetti e batteri - continua Sala - poi, crescendo, la molecola perde il metile e diventa innocua. Il lavoro scientifico è stato pubblicato nel 1999, ci fu una polemica e si mise tutto a tacere... Sarebbe stato invece interessante studiare le diverse varietà di basilico: noi ne utilizziamo 10-12, ma di un altro centinaio abbiamo i semi».
Morale: niente miti né tabù. I prodotti biologici sono da controllare come quelli transgenici e i secondi spesso sono più sicuri perché studiati per annullare un problema. «Le aflatossine - dice Veronesi - sono il cancerogeno più potente in natura, si sviluppano nel mais colpito da un insetto, la piralide. Il mais Ogm ne risulta 10-15 volte meno colpito. E le aflatossine possono finire nella polenta che mangiamo, ma anche nella carne o nel latte perché di mais si nutrono gli animali». Nel novembre 2003 la Lombardia ha buttato il 20% del suo latte per il contenuto elevato di aflatossine.
E attenzione anche a parlare di «contaminazione» tra campi Ogm e non. Nel caso del riso il polline non va oltre il mezzo metro e, per esempio, «nel caso del mais, percorre al massimo 25 metri - spiega Mirella Sari Gorla, cattedra di genetica alla facoltà di Scienze di Milano, -. Basterebbe quindi tenere alla giusta distanza (30 metri circa) i campi Ogm da quelli naturali».
In Italia, osserva Giorgio Cantelli Forti, presidente Sitox, «assistiamo poi a una contraddizione per cui si propone una legge anti-Ogm ma nelle università si addestrano 5.600 nuovi specialisti in biotecnologie. Che futuro avranno?». Insomma, conclude Giorgio Poli, preside della Facoltà di Medicina veterinaria di Milano, «siamo un popolo strano: ci preoccupiamo di cibi Ogm ma non di alimenti "sporchi" di tossine cancerogene, escrementi, metalli pesanti e pesticidi».


Veronesi: pronto a mangiare il pesto anche se fatto con il basilico giovane
«Appassionato di pesto, sono disposto a mangiare anche quello fatto con il basilico giovane». L’ha detto al Porto Antico di Genova - entrando nel merito della polemica sul basilico tossico del botanico Francesco Sala - il professor Umberto Veronesi, che interveniva al Festival della Scienza.

Corriere della sera - 4 novembre 2004

Posted by Valentina Ambrosini at 11:26 PM

Agosto 18, 2003

Aromi, programmi culinari e semifreddo ai fichi


Fast food Nation. Il lato oscuro del cheesburger (Eric Schlosser) è uno degli ultimi libri che analizza il fenomeno McDonald’s.
Uno dei capitoli più interessanti è dedicato agli aromi. Il 90% di quello che gli americani spendono per nutrirsi serve a comprare cibo confezionato, surgelato, precotto, etc.
Poiché queste tecniche tolgono sapore ai cibi è necessario rimettercelo con gli aromi. L’industria statunitense degli aromi rende un miliardo e mezzo di dollari l’anno ed è concentrata nel New Jersey dove si producono i due terzi degli additivi aromatici venduti negli Usa.

Fate una visita al sito www.Iff.com della International Flavors & Fragances, società quotata che occupa 5.700 dipendenti e fattura $1.8 billion l’anno e scoprirete nuove professioni quali “ creative flavorists, food scientists, research chefs, and sensory scientists”.

Davvero sorprendente pensare che ci siano uomini e donne di professione “savory experts” (forse “aromatisti” in italiano) intenti dalla mattina alla sera a sintetizzare gli aromi dell’arrosto, del sugo alla napoletana, del caciocavallo, del panettone, del burro fresco e di qualsiasi altro odore.
Le biotecnologie riescono a creare odori sempre più realistici e particolari, ma una volta creato l’aroma, va verificata la sensazione che produce in bocca.
Per questo si ricorre alla “reologia”, una branca della fisica che studia il flusso e la deformazione dei materiali: scorrimento, punto di rottura, densità, croccantezza, masticabilità, viscosità, grumosità, gommosità, duttilità, sofficità, umidità, succosità … ed ecco fatto un hamburger!

E, malgrado tutto ciò, la gente ha iniziato a seguire con attenzione i programmi culinari (al punto che nel TG5 del mezzogiorno sono dedicati 5 minuti a Gusto), ad acquistare libri di cucina e a seguire corsi . . . per compensare la perdita del “family meal”.

Anche Ruth Reichl, food writer e critica gastronomica del NY Times, scrittrice di due bellissimi romanzi culinari (Confortatemi con le mele – La parte più tenera) nota il paradosso, come si può leggere da questa intervista:


Why does it seem that people are buying more and more cookbooks and cooking gear, yet cooking less?
That's absolutely true. We're losing the family meal, which is a terrible loss. We live in an increasingly harried society. We have families where the mother comes home at one time and the dad at another and the kids have after-school activities, and they all grab food when they walk into the house. We are losing the sitting down together for a meal on a daily basis. We long for it and miss it. So we buy cookbooks, read food magazines, and buy kitchen equipment longing to get back to a place where there is someone cooking in the kitchen.
Real cooks know you don't need a lot of equipment to cook. There's a dream that if we have perfect equipment we'll create perfect food. The best cooking I've ever done in my life is when I've had the most inefficient kitchen. I finally had enough money to get a dream kitchen, and now I'm too busy to use it very often.

Lette tutte queste notizie, mi sono messa ancor più decisa ai fornelli a preparare un semifreddo ai fichi.
Questo è il mese dei fichi, così ho deciso di sperimentare qualche ricetta. Oltre alla mia ormai nota crostata di fichi (preparate una pasta frolla, cuocetela per venti minuti e copritela con marmellata di prugne diluita con rhum e fichi freschi tagliati a metà e precedentemente lasciati per mezz’ora a riposo in un bagno di rhum e zucchero. Infornate di nuovo per dieci minuti e lasciate raffreddare) ho realizzato un semifreddo fresco e gustoso seguendo questo semplice procedimento:
Montare a neve 400 gr di panna. Mescolare 6 tuorli di uovo con 180 gr. di zucchero. Sbucciare 10 fichi freschi e frullarli.
Amalgamare la panna, il composto delle uova, il frullato di fichi e due cucchiai di liquore all’amaretto. Porre il tutto in ciotoline da dessert e riporre in freezer per 3 ore.
Servire con degli spicchi di fichi e della granella di amaretti.

Davvero apprezzabile … l’ho appena assaggiato con i vicini di casa, a ringraziamento della passata di pomodoro che mi hanno appena regalato assieme alla ricetta delle zucchine sott’olio con menta, aglio e origano!
Non dimenticate a proposito di guardare l’etichetta dei prodotti che comprate. La legislazione italiana impone solo due diciture in tema di aromi: “aroma naturale” e “aroma”, dove “aroma naturale” significa di solito spezie o erbe naturali, mentre “aroma” indica tutto il resto. Scoprirete che troverete l’indicazione “aroma” dappertutto … io l’ho trovata anche sul barattolino in vetro che contiene l’origano. Sono riusciti ad aromatizzare artificialmente un aroma naturale!

Posted by Valentina Ambrosini at 11:12 PM

Maggio 15, 2003

La mattanza, le tonnare, il rais: una pesca antica e un rito che quest’anno non si è ripetuto

Questa volta non sono passati.
Lo facevano da migliaia di anni, sempre nello stesso mese e sempre negli stessi giorni seguendo misteriosi richiami.
In branchi lasciavano l’Atlantico e si spingevano nel mare siciliano dopo aver attraversato Gibilterra. I tonni che si aspettavano non ci sono, i tonni questa volta non sono arrivati.

Niente mattanza in Sicilia in questa primavera di scirocco che non sta portando buone nuove per la gente di mare.
La tonnara è un deserto, almeno per ora.

A Bonagia, che è appena a qualche chilometro da Trapani e che ha nelle sue insenature l’altra tonnara della Sicilia dopo quella dell’isola di Favignana, i pescatori scrutano il mare sbalorditi. Il rais, il capo pesca Salvatore Spataro aspetta che arrivi il maestrale e intanto prega.
Non era mai accaduto nulla di simile da queste parti.
Non c’è mattanza in Sicilia e neppure in Sardegna. Perchè i tonni non vengono?
Tutti toccano il mare che è ancora troppo freddo e sperano nelle correnti più calde.
Tutti maledicono quelle “macellerie volanti”, le navi giapponesi che dragano il nostro mare cacciando piccoli e grandi tonni con i sonar per lavorarli poi a bordo.

A Favignana e in Sicilia la gente ricorda ancora la pesca più miracolosa mai avvenuta. Era il 1848 e lo ricorda la lapide scolpita sulla Tonnara di Favignana: si uccisero 4353 tonni superando la memorabile pesca del 1771.

In Sicilia due secoli fa c’erano 80 tonnare; ne sono rimaste solo due: a Favignana e Bonagia.

Auguriamoci che il tonno possa ritornare nei nostri mari, che si tratti solo di un ritardo, che non si debba dimenticare un mestiere affascinante come quello del rais, fatto di esperienza, emozioni e premonizioni.

Posted by Valentina Ambrosini at 02:36 PM

Aprile 29, 2003

Rimedio al mal d'amore

Gettate sulla faccia dell'innamorato la camicia di una brutta vecchia.

(Raccolta a Cercivento)

Posted by Valentina Ambrosini at 11:28 AM

Febbraio 07, 2003

La Viacard

Volete far contento un operatore della Viacard?

Quella che vi sto raccontando non è la solita barzelletta che può andar bene anche per i carabinieri, ma è quello che mi è successo ieri!

Mi sono recata al Punto Blu della mia città per acquistare una Viacard, sofisticato strumento cartaceo che consente di pagare il pedaggio autostradale agli appositi caselli preferenziali.

La Viacard, strumento da me non utilizzato, doveva essere un utile regalo da donare ad una coppia che si apprestava a fare un viaggio.

Dopo aver pazientemente atteso il mio turno dietro il bancone dove si stava esibendo l'operatore della Viacard, impegnato a terrorizzare gli utenti Telepass che volendo cambiare banca di appoggio sono stati gentilmente invitati a compilare 80 moduli cui allegare visure camerali, ho cortesemente chiesto UNA VIACARD.

L'operatore: "Quale?"

Io: "Una Viacard"

L'operatore: "Si, ma quale?. 25, 50 o 75?"

Io (ho immediatamente intuito si trattasse di Euro, ma non certa ho scelto la via di mezzo): 50

L'operatore, muto, ritira il denaro e mi consegna una bustina di carta con all'interno una tesserina.

Io (rimango in attesa . . . forse di un saluto che non arriva. Il dubbio mi assale ... che non sia finito il tutto? Che ci sia bisogno di una attivazione della tessera?): "E' gia attivata o devo ..."

L'operatore mi ritira la bustina di carta che mi ha appena consegnato, straccia il lembo sinistro appositamente segnalato con una forbicina, estrae la Viacard, me la consegna e mi dice ..."Attivata".

Lo ringrazio, lo saluto ed esco consapevole che regalerò una Viacard attivata :-)

Posted by Valentina Ambrosini at 10:32 AM

Novembre 19, 2002

Frittatina dolce con uvetta e rhum

E' una ricetta veloce, veloce . . . per un dessert da gustare nelle sere nebbiose, con un bicchiere di moscato di Cagliari.

Gli ingredienti sono semplici e il risultato è davvero gustoso.

Per ogni ospite servono due uova, un pugno di uvetta, mezzo cucchiaio di zucchero e del rhum. Marmellata di frutti di bosco per guarnire.

Si mette l'uvetta in un contenitore con acqua tiepida e rum. In una ciotola si destrutturano le uova assieme allo zucchero (proprio come quando si fa la frittata). Si aggiunge l'uvetta e un pizzico di sale.

In una pentola antiaderente si mette una noce di burro. Quando il burro è caldo si versa un pò del composto e si fa cuocere proprio come una frittata.

Si presentano le frittatine su un piatto da dessert accompagnate da marmellata di frutti di bosco intiepidita con un pò di rum.

Io spolvero il tutto con un pò di zucchero aromatizzato alla vaniglia :-)

Posted by Valentina Ambrosini at 11:04 AM