Gennaio 27, 2006

Zabaglione o zabaione

Fra' Pasquale de Baylon (1540-1592), del Terzo Ordine dei Francescani, approdato a Torino per il suo apostolato presso la Parrocchia di San Tommaso, consigliava alle sue penitenti (specialmente a quelle che si lamentavano della poca vivacità del consorte) una sua ricetta che, sintetizzata in 1+2+2+1, avrebbe dato vigore e forza al soggetto.
Santificato nel 1680 da Papa Alessandro VIII entrò rapidamente nella leggenda, tanto che le donne torinesi tra di loro si scambiavano e consigliavano la sua ricetta per beneficiare del miracolo del Santo Pasquale de Baylon, il cui nome, in dialetto torinese, fu subito abbreviato in San Bajon.
Nacque così a Torino 'L Sanbajon, in seguito italianizzato in Zabaione o Zabaglione.

San Pasquale de Baylon è, dal 1722, il Santo Protettore di tutti i Cuochi del mondo; la sua festa è il 17 maggio ed è venerato in Torino nella chiesa di San Tommaso in Via Pietro Micca.

La Ricetta

Mettere:
1 Tuorlo d'uovo
2 cucchiaini di zucchero e sbattere fino a quando il tuorlo diventa quasi bianco
Aggiungere:
2 gusci d'uovo abbondanti di marsala (non all'uovo)
1 guscio d'acqua
Mettere
sul fuoco con fiamma limitata (o a bagnomaria) sempre rimescolando con un cucchiaino sino al primo cenno di bollore
Togliere
dal fuoco e continuare a rimescolare


Posted by Valentina Ambrosini at 11:03 PM

Gennaio 24, 2006

Le frittelle di uva fragola e il Monastero di Astino

frittelle.jpg

Ingredienti per 4 persone
1 tazzina di latte
130 gr. di farina
1 cucchiaio di lievito
2 uova
1 bicchiere di grappa
1 presa di sale
3 manciate di uva fragola
75 gr. di zucchero
cannella, olio di semi, zucchero a velo.

Sbattete i tuorli con lo zucchero. Aggiungete il latte, la grappa e il sale. Unite la farina con il lievito preventivamente setacciati. Montate a neve finissima gli albumi ed incorporateli all’impasto ottenendo un composto morbido cui aggiungere gli acini di uva fragola. Raccogliete a cucchiaiate e friggete in abbondante olio caldo. Prima di servire, spolverate con zucchero a velo mescolato con cannella.


L’uva americana - chiamata dai vivaisti Isabella e conosciuta anche come uva fragola - è la più diffusa vite ibrida “americana” presente, quasi sempre in pochi esemplari, in molti orti, cortili e giardini del nostro Paese.
E’ di color nero e produce grappoli di media grandezza con acini piuttosto grossi, rotondi e molto scuri; il sapore assomiglia a quello della fragola, così come il profumo, forte e duraturo. La varietà nera più diffusa è a maturazione tardiva (primi di ottobre e fine mese nelle zone meno calde).

Nel 1900, per iniziativa della cattedra ambulante di agricoltura, iniziò a funzionare nel Monastero di Astino la prima cantina sociale di Bergamo, aperta con lo scopo di vinificare razionalmente l’uva Isabella, chiamata volgarmente anche uva Meluna.

Il monastero di Astino, situato in una silenziosa valle poco fuori Bergamo, fu fondato all’inizio del XII secolo dai monaci di Vallombrosa per custodire una sacra reliquia che i primi crociati portarono da Gerusalemme. Il monastero venne fortemente ristrutturato nel 1515 per far posto a un complesso più grande e sontuoso e nel 1611 vennero costruite le cantine.

Per visitare la valle di Astino potrete unirvi al Gruppo Speleologico Bergamasco Le Nottole che organizza la visita alla miniera di Astino, situata poco lontano dal monastero.

Posted by Valentina Ambrosini at 06:59 PM

Aprile 11, 2005

Le Nottole e la torta alle carote

3 uova - 195 gr. zucchero - 185 gr. olio di semi - 210 gr. farina bianca 00 - 100 gr. cioccolato fondente tagliato a scaglie - 350 gr. carote grattugiate - 1 bustina di lievito per dolci.

Mescola gli ingredienti nell’ordine indicato, partendo dalle uova con lo zucchero, per ottenere un composto morbido, cui aggiungere l’olio e la farina setacciata. Aggiungi infine le scaglie di cioccolato fondente e le carote grattugiate. Per ultimo il lievito e poi inforna a 180° per circa 50 minuti. Avrai così ottenuto una torta alle carote e cioccolato. Al posto del cioccolato si possono aggiungere noci o mandorle sminuzzate.

Unisci i seguenti ingredienti: croll, imbrago, maglia rapida, maniglia, discensore, longe, rinvio, casco, buio, acetilene, corde, cunicoli, pozzi e avrai ottenuto uno speleologo che si cimenta in una grotta.

Esperienza da provare, accompagnati da persone competenti, come i promotori dell’associazione le Nottole, con cui si può condividere una fetta di torta alle carote dopo la visita di una grotta.

La speleologia e il cibo hanno qualcosa in comune: sono antichi quanto l’uomo.
Proprio le grotte sono state le prime dimore, il primo luogo di culto, luogo per attingere l’acqua, luogo in cui ripararsi dai nemici e animali feroci.
Luogo in cui ho apprezzato il sapore degli sguardi delle persone che, illuminati dalla fioca luce dell’acetilene, si assicurano che chi li precede e li segue abbiano o meno bisogno di aiuto. E’ sempre un sapore dolce.

Posted by Valentina Ambrosini at 12:21 AM

Agosto 18, 2003

Aromi, programmi culinari e semifreddo ai fichi


Fast food Nation. Il lato oscuro del cheesburger (Eric Schlosser) è uno degli ultimi libri che analizza il fenomeno McDonald’s.
Uno dei capitoli più interessanti è dedicato agli aromi. Il 90% di quello che gli americani spendono per nutrirsi serve a comprare cibo confezionato, surgelato, precotto, etc.
Poiché queste tecniche tolgono sapore ai cibi è necessario rimettercelo con gli aromi. L’industria statunitense degli aromi rende un miliardo e mezzo di dollari l’anno ed è concentrata nel New Jersey dove si producono i due terzi degli additivi aromatici venduti negli Usa.

Fate una visita al sito www.Iff.com della International Flavors & Fragances, società quotata che occupa 5.700 dipendenti e fattura $1.8 billion l’anno e scoprirete nuove professioni quali “ creative flavorists, food scientists, research chefs, and sensory scientists”.

Davvero sorprendente pensare che ci siano uomini e donne di professione “savory experts” (forse “aromatisti” in italiano) intenti dalla mattina alla sera a sintetizzare gli aromi dell’arrosto, del sugo alla napoletana, del caciocavallo, del panettone, del burro fresco e di qualsiasi altro odore.
Le biotecnologie riescono a creare odori sempre più realistici e particolari, ma una volta creato l’aroma, va verificata la sensazione che produce in bocca.
Per questo si ricorre alla “reologia”, una branca della fisica che studia il flusso e la deformazione dei materiali: scorrimento, punto di rottura, densità, croccantezza, masticabilità, viscosità, grumosità, gommosità, duttilità, sofficità, umidità, succosità … ed ecco fatto un hamburger!

E, malgrado tutto ciò, la gente ha iniziato a seguire con attenzione i programmi culinari (al punto che nel TG5 del mezzogiorno sono dedicati 5 minuti a Gusto), ad acquistare libri di cucina e a seguire corsi . . . per compensare la perdita del “family meal”.

Anche Ruth Reichl, food writer e critica gastronomica del NY Times, scrittrice di due bellissimi romanzi culinari (Confortatemi con le mele – La parte più tenera) nota il paradosso, come si può leggere da questa intervista:


Why does it seem that people are buying more and more cookbooks and cooking gear, yet cooking less?
That's absolutely true. We're losing the family meal, which is a terrible loss. We live in an increasingly harried society. We have families where the mother comes home at one time and the dad at another and the kids have after-school activities, and they all grab food when they walk into the house. We are losing the sitting down together for a meal on a daily basis. We long for it and miss it. So we buy cookbooks, read food magazines, and buy kitchen equipment longing to get back to a place where there is someone cooking in the kitchen.
Real cooks know you don't need a lot of equipment to cook. There's a dream that if we have perfect equipment we'll create perfect food. The best cooking I've ever done in my life is when I've had the most inefficient kitchen. I finally had enough money to get a dream kitchen, and now I'm too busy to use it very often.

Lette tutte queste notizie, mi sono messa ancor più decisa ai fornelli a preparare un semifreddo ai fichi.
Questo è il mese dei fichi, così ho deciso di sperimentare qualche ricetta. Oltre alla mia ormai nota crostata di fichi (preparate una pasta frolla, cuocetela per venti minuti e copritela con marmellata di prugne diluita con rhum e fichi freschi tagliati a metà e precedentemente lasciati per mezz’ora a riposo in un bagno di rhum e zucchero. Infornate di nuovo per dieci minuti e lasciate raffreddare) ho realizzato un semifreddo fresco e gustoso seguendo questo semplice procedimento:
Montare a neve 400 gr di panna. Mescolare 6 tuorli di uovo con 180 gr. di zucchero. Sbucciare 10 fichi freschi e frullarli.
Amalgamare la panna, il composto delle uova, il frullato di fichi e due cucchiai di liquore all’amaretto. Porre il tutto in ciotoline da dessert e riporre in freezer per 3 ore.
Servire con degli spicchi di fichi e della granella di amaretti.

Davvero apprezzabile … l’ho appena assaggiato con i vicini di casa, a ringraziamento della passata di pomodoro che mi hanno appena regalato assieme alla ricetta delle zucchine sott’olio con menta, aglio e origano!
Non dimenticate a proposito di guardare l’etichetta dei prodotti che comprate. La legislazione italiana impone solo due diciture in tema di aromi: “aroma naturale” e “aroma”, dove “aroma naturale” significa di solito spezie o erbe naturali, mentre “aroma” indica tutto il resto. Scoprirete che troverete l’indicazione “aroma” dappertutto … io l’ho trovata anche sul barattolino in vetro che contiene l’origano. Sono riusciti ad aromatizzare artificialmente un aroma naturale!

Posted by Valentina Ambrosini at 11:12 PM

Aprile 07, 2003

Angoli di nocciole - Nußecken

Prepara un impasto con 300 gr di farina, 1 cucchiaino di lievito in polvere, 130 gr di zucchero, 1 uovo, 2 bustine di zucchero di vaniglia e 130 gr di burro.

Stendi l’impasto ad una altezza di 1,5 cm. su una teglia da forno imburrata e infarinata.

Spalma con la marmellata di frutta.

Prepara un composto con 200 gr di burro fuso, 200 gr di zucchero, 2 bustine di zucchero di vaniglia, 4 cucchiai di acqua e 400 gr di nocciole tritate.
Lascia raffreddare il composto e stendilo sulla pasta precedentemente ricoperta di marmellata.

Cuoci per 20-30 minuti nel forno a 175-200°.
Lascia raffreddare e taglia la torta a triangoli. Immergi ogni angolo nel cioccolato fuso e buon appetito!

Posted by Valentina Ambrosini at 10:21 AM

Aprile 02, 2003

Le cialde di Montecatini

I segni distintivi delle cialde di Montecatini sono la cottura uniforme, la totale assenza di burro e di altri grassi e l'utilizzo esclusivo, per la farcitura, della mandorla pugliese, preferita alle altre in virtù del suo bassissimo coefficiente di acidità.
Le cialde di Montecatini nascono nel 1920 in un laboratorio di pasticceria appartenente ad una famiglia ebrea di origine cecoslovacca, la quale fu costretta a lasciare la cittadina termale con l'avvento della guerra.

Prima di abbandonare Montecatini i vecchi titolari avevano cercato con insistenza un acquirente che offrisse un giusto prezzo del frutto delle loro fatiche e della loro inventiva. Come risposta trovarono invece dei prezzi bassissimi. Molti volevano infatti speculare sul fatto che loro, ebrei, dovevano in fretta e furia lasciare l'Italia per sfuggire alle restrizioni delle leggi razziali.
Quando stavano per arrendersi a questo vergognoso stato di fatto si fece avanti Orlando Bargilli che, con un'offerta giudicata equa, riuscì a far sua un'attività che prosegue tuttora, portando ancora il suo nome.
Orlando Bargilli, ex fabbro che lavorava per conto delle Ferrovie, era da poco uscito indenne da un grave incidente che fortunatamente gli aveva risparmiato la vita, pur privandolo della capacità di affrontare lavori pesanti. Lasciare il maglio per le teglie di pasticceria gli sembrò quindi una prospettiva allettante. Con voglia ed ingegno tipicamente toscane, Bargilli capì che quello strano biscotto poteva rappresentare la sua fortuna.
Il procedimento con cui le cialde vengono cotte fà sì che il prodotto abbia una friabilità che lo rende unico, mentre le caratteristiche di leggerezza e di digeribilità vengono conferite dal mancato uso di grassi. Ed è proprio qui la differenza fra le cialde di Montecatini e gli altri wafer che è possibile reperire in ogni altro angolo d'Europa.

La cialda di Montecatini ben si abbina ad ogni tipo di vino ed a qualsiasi miscela di the, e può essere benissimo consumata anche come biscotto energetico per la prima colazione.


Se le volete provare potete rivolgervi qui http://www.palatifini.com/dettaglio.asp?id=40

Posted by Valentina Ambrosini at 09:54 AM

Marzo 24, 2003

Krause Kake

La torta ad anelli è un'idea rubata ai paesi scandinavi, dove è il dolce tipico delle ricorrenze, dai compleanni ai matrimoni. Lo chiamano Krause Kake e i cerchi, modellati a mano in pasta di mandorle, vengono venduti a numero. Si impilano e si possono decorare secondo le occasioni.
La trovate a Bergamo, da Extravergine in via XXIV Maggio. La titolare, Rossella Rossetti, è davvero un'artista. Merita di essere visitato anche il negozio :-)


Passerò da Rossella per chiederle l'esatta ricetta.
Per ora mi sembra che questa possa andare bene.


INGREDIENTI:
Gr. 600 di mandorle, gr. 600 di zucchero, 7 uova, 3 limoni, cannella q.b.

PREPARAZIONE:
Si abbrustoliscono metà delle mandorle con la buccia e si macinano le rimanenti crude e private della pellicina esterna. A parte, in una terrina, si lavorano i tuorli d'uovo con lo zucchero e gradatamente a questi si aggiungono le mandorle tritate, le chiare montate a neve, la buccia grattuggiata dei limoni e la cannella. Si amalgama il tutto con cura e si versa in una teglia, precedentemente imburrata dove al ventro avrete posizionato delle tazzine o delle scodelle a seconda della dimensione del foro che volete ottenere.
Si cuoce a calore moderato per circa trenta minuti.

Posted by Valentina Ambrosini at 10:59 AM

Marzo 11, 2003

Il migliaccio

E' un dolce tipico napoletano, proposto in ogni casa l'ultimo giorno di Carnevale.
Semplice da cucinare e dagli ingredienti poveri ha un buon profumo che prepara subito le papille gustative ad una esperienza burrosa.
Morbido, fresco, profumato, leggermente zuccherato da proporre con un buon vino liquoroso.
La ricetta è di Maria, napoletana verace :-). Lo capirete dalla proporzione degli ingredienti!




INGREDIENTI PER 12 PERSONE

250 gr di semolino
sale q.b.
40 gr di zucchero
500 gr di ricotta
2 bustine di vanillina
1 fialetta di fiori d’arancio
5 uova
10 gr di burro

PREPARAZIONE:

Mettere in una pentola 1,1 lt di acqua con sale, portare ad ebollizione. Versare il semolino lentamente, mescolando senza formare i grumi. Quando il semolino è giunto a cottura (si attacca al cucchiaio) togliere dal fuoco e lasciarlo riposare.
Prendere una terrina versarvi lo zucchero, le uova, la fialetta di fiori d’arancio, amalgamare il tutto.
Prendere la ricotta, passata al setaccio, versarla nel composto. Aggiungere il burro e il semolino. Amalgamate tutto il composto.
Prendere una teglia imburrata e infarinata, versatevi il composto e passatelo nel forno a 180° per 35-45 minuti.
A cottura quasi ultimata (30 minuti) prendere uno stuzzicadenti e infilarlo al centro della torta. Se ancora umido si deve procedere con la cottura.

Posted by Valentina Ambrosini at 07:02 PM

Marzo 06, 2003

Vanillekipferl - Spicchi di vaniglia

La vigilia dello scorso Natale mi sono ritrovata nella cassetta della posta un pacco proveniente dalla Germania. L'ho aperto con molta curiosità ed ho scoperto una bellissima confezione di biscotti casalinghi preparati da Anja.
Non ho esitato a chiederle la ricetta, che vi consiglio per la semplicità di esecuzione e bontà di sapore :-)
Ringrazio Anja anche per avermi insegnato che "Msp" in tedesco significa una punta di coltello :-)

Ingredienti:
280 gr di farina - 100 gr di mandorle tritate - 70 gr di zucchero
210 gr di burro - 3 bustine di zucchero vanigliato - 1 tazza di zucchero a velo


Fate una fontana con la farina setacciata, le mandorle, lo zucchero e il burro freddo a fiocchi. Lavorate gli ingredienti fino ad ottenere un impasto, paragonabile alla pasta frolla. Lasciate riposare l’impasto in frigo per almeno 2 ore. Togliete solo piccole quantità di impasto alla volta, e lavorateli dandogli la forma di piccoli spicchi lunghi circa 5 cm. e poneteli su una teglia precedentemente imburrata e infarinata (oppure su carta forno). Infornate a media altezza ad una temperatura di 180 C° per 20 min., fino a quando avranno un colore dorato.
Unite lo zucchero vanigliato allo zucchero a velo e giratevi gli spicchi ancora tiepidi.

Posted by Valentina Ambrosini at 10:53 AM

Febbraio 27, 2003

Pipasener e zabaglione

Il pipasener è un dolce semplice della tradizione. Dopo essere stato preparato, veniva messo in una teglia con il coperchio e fatto cuocere lentamente nella brace del camino. Il dolce pipava sotto le ceneri fino al mattino, quando era pronto per essere consumato.
Io l'ho provato, cuocendolo in forno, ed ho constatato che la cottura a bassa temperatura (160°) e l'assenza di burro, sostituito dalla ricotta, lo rendono davvero soffice e leggero :-)





Ingredienti (per 4 persone)

Per la torta
- 200 gr farina bianca 00
- 200 gr ricotta
- 200 gr zucchero
- 3 uova
- 50 gr uva sultanina
- 40 gr cioccolato fondente
- 2 cucchiai di rum
- 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
- 1 bustina di lievito per dolci

Per lo zabaglione
- 5 tuorli d’uovo
- 5 cucchiai di zucchero
- 3 cucchiai di Marsala secco
- 3 cucchiai di vino bianco secco

Pipasener
In una terrina amalgamate le uova con lo zucchero e successivamente unite la ricotta e la farina. Aggiungete l’uvetta rinvenuta in acqua tiepida, il cioccolato fondente a pezzetti, il rhum e l’olio.
Impastate velocemente e aggiungete la bustina di lievito.
Imburrate e spolverizzate di farina una teglia e disponetevi l’impasto.
Mettete in forno a 160° per 50 minuti circa.

Zabaglione
Battete con il frustino i tuorli e lo zucchero, in modo da ottenere una crema soffice e di colore paglierino; aggiungete poco alla volta, sempre battendo, il vino bianco e il Marsala secco.
Cuocete lo zabaglione a bagnomaria per 10 minuti circa, sempre battendo. Sarà perfetto quando vicino ai bordi del tegame tenderà ad essere ben sodo.
Servite caldo con il pipasener.

Posted by Valentina Ambrosini at 11:45 AM

Febbraio 26, 2003

La spongata di Sarzana

Sarzana, contende a Brescello e Reggio Emilia la primogenitura della spongata (o spungata, all'uso ligure). Il nome deriva dall'aspetto spugnoso dello zucchero superficiale ("spongato è lo zucchero che ha subito una particolare lavorazione).

La versione di Silvano Gemmi, l'arguto pasticciere che ha bottega nella centralissima via Mazzini e che conserva ancora gli antichissimi stampi in legno, è famosissima.

Il mercato dell'antiquariato, "la soffitta nella strada" - che si svolgono nel centro storico di Sarzana durante il mese di agosto - e le altre numerose iniziative che richiamano in città moltissimi turisti hanno contribuito al successo della spongata, piacevolissimo simbolo della capitale della vallata.

Fondata in epoca napoleonica da pasticceri svizzeri e guidata dal 1934 dalla stessa famiglia, è depositaria della storica arte dolciaria di Sarzana, con il tipico buccellato, gli ossi di morto e gli amaretti, di cui conserva ancora preziose forme in legno.

Via Mazzini, 21
19038 Sarzana (La Spezia)
Tel 0187 620165
Fax 0187 627356

Ricetta della Spongata di Sarzana

Ingredienti

PER LA PASTA FROLLA
400 g di farina / 180 g di burro / 150 g di zucchero / 1 uovo intero e un tuorlo / vino bianco q.b.

PER IL RIPIENO
50 g di nocciole / 100 g di mandorle in polvere / 30 g di cedro candito / 50 g di arancia candita / 60 g di noci / 50 g di pinoli / 70 g di uvetta / 30 g di pane biscottato / 300 g di miele / una tazzina di vino bianco / 3 cucchiai di Cognac / noce moscata / cannella in polvere / 2 cucchiaiate di marmellata di mele cotogne.

- Tritare grossolanamente noci, nocciole e canditi. Mettere l'uvetta a bagno nel Cognac. Scaldare il miele e, quando inizierà a bollire, aggiungervi tutta la frutta secca, le mandorle in polvere, il pane biscottato grattugiato, l'uvetta con il Cognac, un pizzico abbondante di cannella, uno di noce moscata e il vino.
- Amalgamare bene e lasciare riposare, ben coperto, per 24 ore.
Con poco più di metá pasta frolla, preparata nel modo consueto, rivestire una teglia di trenta centimetri di diametro, spalmare il fondo con la marmellata di mele cotogne, poi versarvi il ripieno preparato. Livellare e ricoprire con la restante pasta frolla, chiudere bene il bordo, bucherellare la superficie e cuocere in forno caldo a 180 °C per circa quaranta minuti.
- Servire la spongata fredda, spolverizzata di zucchero a velo e accompagnata da un buon bicchiere di Sciacchetrà delle cinque Terre.

Qui sotto potete vedere le fasi di lavorazione della Spongata.

Prima fase

Seconda fase

Terza fase

Quarta fase


Posted by Valentina Ambrosini at 11:14 AM

Febbraio 11, 2003

Crème brûlèe

creme.jpg

6 tuorli
3 cucchiai di zucchero
la buccia di un limone
600 ml di panna
6 cucchiai di zucchero di canna

Sbattete i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una crema bianca. Portate ora la panna a bollore e fate bollire per circa 30 secondi, poi versate immediatamente la crema sui tuorli montati amalgamando bene il tutto.

Riversate questa crema in una pentola pulita, aggiungete la parte gialla della buccia di limone, fate cuocere (attenzione a non farla bollire), senza mai smettere di mescolare fino a quando la crema si sarà addensata velando il dorso del cucchiaio di legno. Versatela, togliendo il limone, nelle apposite ciotole di coccio o in una pirofila tonda, fate raffreddare per almeno 6 ore.
Due ore prima di servire, spolverizzate con lo zucchero di canna che caramellerete con l'apposito ferro rotondo. In mancanza di questo, mettete la crema quasi a contatto con il grill del forno in modo che lo zucchero si sciolga in pochi secondi. Potrebbe essere necessario girare le ciotole o la pirofila in modo che la caramellatura sia omogenea ma ciò dipende dal grill del vostro forno. Si formerà così la bella crosticina caramellata, da rompere col cucchiao!

Posted by Valentina Ambrosini at 01:23 PM

Febbraio 08, 2003

La ciambella di Bologna

ciambellabologna.jpg

INGREDIENTI
Ciambella: 370 g di farina - 180 g di zucchero - 100 g di burro - 75 g di tuorli d'uovo - 60 ml di latte - 1/2 bustina di lievito - 1 limone - 1 bustina di essenza di vaniglia - 1 grosso pizzico di sale.
Decorazione: zucchero in granella - 1 uovo per pennellare

PREPARAZIONE
Lavorate il burro ammorbidito a temperatura ambiente con lo zucchero, aggiungete poi la vaniglia, la scorza del limone grattugiata, i tuorli, il latte e la farina setacciata con il lievito e un grosso pizzico di sale. Lavorate la pasta fino a renderla omogenea, poi formate un cordone e adagiatelo nello stampo unto e infarinato. Unite le due estremità della ciambella con un poco di latte, quindi pennellatela con l'uovo e spolverizzatela in superficie con zucchero in granella. Ponete la preparazione in forno a 180° per 40/45 minuti.

Posted by Valentina Ambrosini at 12:05 PM

Dicembre 09, 2002

L'11 settembre e i dolci

E' la sindrome da post 11 settembre, documentata dalla coda ormai stanziale davanti alla mitica Magnolia Bakery di Manhattan, pasticceria di culto dove i newyorkesi ordinatamente si accalcano per scegliere un cubcake - leggendario simil muffin ricoperto da una glassa così speciale che non si sa raccontare se non la si prova - e con uguale cura gustarlo a lungo e in silenzio, in un piccolo rito di solitario rapimento.

Il New York Times copre l'argomento cibo con lo stesso impegno dedicato alla guerra, e mettendo in campo inviati altrettanto importanti. Risulta chiaro come negli animi di molti sia in atto una controffensiva per assaporare le gioie vere della vita.

Posted by Valentina Ambrosini at 01:12 PM

Novembre 19, 2002

Frittatina dolce con uvetta e rhum

E' una ricetta veloce, veloce . . . per un dessert da gustare nelle sere nebbiose, con un bicchiere di moscato di Cagliari.

Gli ingredienti sono semplici e il risultato è davvero gustoso.

Per ogni ospite servono due uova, un pugno di uvetta, mezzo cucchiaio di zucchero e del rhum. Marmellata di frutti di bosco per guarnire.

Si mette l'uvetta in un contenitore con acqua tiepida e rum. In una ciotola si destrutturano le uova assieme allo zucchero (proprio come quando si fa la frittata). Si aggiunge l'uvetta e un pizzico di sale.

In una pentola antiaderente si mette una noce di burro. Quando il burro è caldo si versa un pò del composto e si fa cuocere proprio come una frittata.

Si presentano le frittatine su un piatto da dessert accompagnate da marmellata di frutti di bosco intiepidita con un pò di rum.

Io spolvero il tutto con un pò di zucchero aromatizzato alla vaniglia :-)

Posted by Valentina Ambrosini at 11:04 AM

Novembre 05, 2002

Cannoli siciliani

Cosa sareste disposti a fare per un vassoio di cannoli siciliani?

Mi si è presentata poco tempo fa la seguente alternativa:
a) prendere l'aliscafo in tempo e rinunciare all'acquisto di un vassoio di cannoli
b) prendere un vassoio di cannoli siciliani e far attendere la partenza dell'aliscafo

Credo non avrete alcun dubbio sulla scelta che ho tenacemente deciso di intraprendere.

Per capire meglio la situazione cercherò di riassumervela.
Mancano 10 minuti all'arrivo dell'aliscafo. Non sono mai puntuali i treni e i bus al Nord, figuriamoci gli aliscafi al Sud, penso io (erroneamente).
Mi reco in pasticceria per acquistare dei cannoli siciliani freschi che mi aiuteranno nei giorni a seguire a sopportare meglio la lontananza da posti meravigliosi (le isole Egadi).
Il pasticcere, molto gentile, va in laboratorio per prepararmi i cannoli.
L'aliscafo arriva in tempo e le procedure di imbarco dei passeggeri sono molto rapide.
Invito il pasticcere ad affrettarsi altrimenti avrei dovuto lasciare l'isola senza cannoli. Il pasticcere capisce la gravità della situazione e mi tranquillizza ... signorì, non si preoccupi. L'aliscafo ce lo fermo io. Un attimo che finisco e la faccio accompagnare io al porto da qualcuno (probabilmente dal primo che sarebbe passato con un'auto).
Il vassoio di cannoli siciliani freschi (appena riempiti, si intende) è pronto; il fiocco che tiene chiusa la confezione è un pò arruffato, ma mi metto a correre (rifiutando il cortese invito di essere accompagnata al porto da "qualcuno") e arrivo ansimante al porto.
Mi ritrovo accolta dallo sguardo del capitano (in cuor suo sta dicendo "... la solita turista ritardataria ... e pensare che voglio andare a casa presto perchè mia moglie mi ha preparato i cannoli .. e li voglio mangiare freschi" ), mi sento circondata dai pescatori anziani che avranno visto la scena ripetersi più volte (e in cuor loro diranno "... la solita turista ritardataria ... e la solita scena che si ripete ... un pò come la tonnara ...") e infine sento gli applausi di coloro che trascorrono la maggior parte della loro giornata a zonzo, pagati forse dalla pro-loco per applaudire i turisti ritardatari.

Salgo sull'aliscafo. Dopo pochi minuti ritorna, purtroppo, la normalità. La normalità dei turisti che ritornano da un bellissimo fine settimana; la normalità di un vassoio di cannoli siciliani nelle mani di una turista; la normalità di un volo aereo in ritardo.

Sulla navetta che accompagna i passeggeri dall'imbarco al sottobordo dell'aereo mi scappa una battuta (dopo un ritardo di un'ora è ammessa): "potrei promettere all'equipaggio che se il volo parte senza ulteriori ritardi regalo a loro i cannoli siciliani". Sulla navetta c'è un pilota, non in servizio, che comunque apprezza l'idea.

L'aereo parte, l'aereo atterra, il pilota ricorda la promessa ... ma alla fine sono costretta a compiere un'azione che mai avrei pensato di dover fare in vita mia. Non mantenere l'impegno e tenermi i cannoli.

Voi cosa avreste fatto? :-)

Posted by Valentina Ambrosini at 03:59 PM