Ottobre 09, 2005

Teatro dei Servi (Roma): "La festa è di là" - Cuisine et Dèpendances

"La festa è di là" è una commedia ironica ed intensa, divertente ma anche drammaticamente realistica, scritta nel '91 dalla coppia di sceneggiatori francesi Agnès Jaoui e Jean Pierre Bacrì (gli autori del fortunato film candidato all'Oscar nel 2001 "Il gusto degli altri".
In una cucina, mentre la festa è di là, sfilano una serie di caratteri dal comportamento involontariamente comico e commovente, persone desiderose di raccontare la commedia umana, in un'opera teatrale dal realismo cinematografico.

LA STORIA - Caterina e Gianni, sposati e genitori di due bambini, ritrovano per caso un vecchio amico, divenuto ricco e famoso, e lo invitano a casa loro per una cena.
Entrambi, per ragioni diverse, vogliono che la serata sia un successo: Gianni aspira forse ad una migliore posizione professionale, mentre Caterina sogna, almeno per una sera, di uscire dall'ordinarietà della vita in famiglia.
L'ospitalità di Caterina e Gianni viene però minata dagli altri amici invitati alla festa. Primo fra tutti, Giorgio, che alloggia a casa loro ormai da troppo tempo e che non smette di rovinare l'atmosfera con critiche e battute piene di sarcasmo. In realtà, egli è ancora ferito da un avvenimento accorso dieci anni prima. Charlotte, la ragazza di cui era follemente innamorato, ora presente alla festa, lo aveva lasciato per iniziare una relazione proprio con l'ospite d'onore.
Passano le ore e, inesorabilmente, il controllo della serata sfugge di mano ai padroni di casa: Fred, il fratello di Caterina, giocatore d'azzardo indebitato con tutti, ma soprattutto con Gianni, decide di coinvolgere l'ospite in un poker per tentare il colpo della vita; mentre Marylin, la sua ultima conquista dalle curve pericolose, non smette di provocare il desiderio degli uomini e la gelosia delle donne.

GLI AUTORI - Agnès Jaoui e Jean Pierre Bacri: autori ed attori, compagni nella vita e complici ideali nel lavoro. La prima opera teatrale che scrivono e rappresentano è proprio "La festa è di là" (Cuisine et Dèpendances). E' il 1991 ed è subito un gran successo di pubblico e di critica. La versione cinematografica, firmata nel 1993 da Philippe Muyl, inizia a farli conoscere dal grande pubblico.
Nel 1994, si ripetono con "Un'aria di famiglia" (Un air de famille), ottenendo diversi riconoscimenti a teatro e, per il loro adattamento cinematografico, il premio César per la migliore sceneggiatura originale.
Segue la loro collaborazione come sceneggiatori con Alain Resnais, per i film "Smoking" "No Smoking" e, come sceneggiatori ed attori, per il film "Parole, parole, parole" (On connait la chanson).
Nel 2000 Agnès Jaoui debutta felicemente nella regia cinematografica con la commedia "Il gusto degli altri" (Le gout des autres), scritta ancora una volta insieme a suo marito Jean Pierre Bacri.
Nel 2001 il film è candidato all'Oscar come miglior film straniero.
Oggi, la loro popolarità continua a crescere, anche all'estero, e la stima e l'affetto che il pubblico francese ed internazionale gli rivolgono rappresenta il frutto dell'impegno e la passione per la scena teatrale e cinematografica che Agnès Jaoui e Jean Pierre Bacri hanno sempre espresso.
Le loro opere riproducono il mondo che ci circonda, attraverso un'analisi finissima dei comportamenti e delle relazioni umane. Con garbo e delicatezza, tolgono la maschera ai loro personaggi e ci svelano con ironia i desideri, le imperfezioni e le deviazioni nascoste di ognuno. Quei difetti impossibili da condannare poiché hanno sempre a che fare con la realtà e la verità.

Info: 06.6795130 - www.teatroservi.it

Teatro de' Servi - Via del Mortaro,22 (Via del Tritone)
Platea 18/15 euro - Galleria 15/13 euro - martedì e mercoledì: platea 13/galleria 11 euro
Spettacoli dal martedì al sabato ore 21 - domenica 17.30 - lunedì riposo


Posted by Valentina Ambrosini at 11:27 PM

Febbraio 24, 2005

Un tocco di zenzero


É una fiaba. Un lungo ricettario di cucina. Un trattato dei difficili rapporti tra Greci e Turchi negli anni Sessanta. Un film che fa ridere e piangere e un'esperienza che coinvolge tutti i sensi.
A Touch of Spice, in originale e più significativamente Politiki Kouzina, è un raro caso di perfetto equilibrio di ingredienti, permeato di poesia, nostalgia e amore. L'arte culinaria la fa da padrona, in un'apoteosi di pietanze, e la pellicola è suddivisa in tre parti, i tre momenti di un pasto greco, gli antipasti, il piatto principale e i dessert, che non sono altro che tre periodi della vita.

C'è la magia e c'è la storia: lo spettatore si inebria di suoni, colori e sapori e gli pare di poter immergere anche lui le dita nei sacchi delle spezie o, come Fanis, recuperarne i grani e le polveri nella bottega dismessa e soffiare via il tutto, in una polverosità gioiosa e dorata.
Dopo i titoli di testa, in cui un aggraziato ombrello rosso naviga nel firmamento, ci appare il personaggio di Fanis Iakovidis (Georges Corraface da adulto, Markos Osse da bambino), un astrofisico di Atene, che torna a Instanbul, sua città natale, a trovare il nonno in fin di vita. Mentre una lettiga si avvia veloce in sala rianimazione, la voce di Fanis ripercorre la sua esistenza e le immagini sfilano in una veduta aerea sui tetti e le cupole da Mille e una notte di quella città magica che si chiama Instanbul. Due persone hanno segnato Fanis bambino: l'adorato nonno Vassilis (Tassos Bandis), un filosofo, proprietario di una bottega di spezie, uomo di forti principi e di grande saggezza, che insegnava al nipote i segreti della cucina, gli effetti delle spezie sull'animo umano e lo introduceva all'astronomia che è pur sempre una 'gastronomia'; e l'amica coetanea Saime, unico amore della sua vita, che ballava per lui, strappandogli segreti di cucina. Un'infanzia felice quella di Fanis, fino alla tragedia dell'espulsione della famiglia dalla Turchia, dato che il padre era un greco ortodosso. Fanis adulto si troverà a fare i conti con il proprio passato e ritornerà in Turchia, sulle tracce del nonno e di Saime.
Gli occhi di Fanis bambino, che seguono i movimenti del nonno, il suo cospargere di spezie una cartina geografica e filosofeggiare su pepe, cannella, vaniglia e cumino, non si dimenticano: così come non si dimenticano i suoi occhi di adulto, quando stringe la mano al nonno morente o incontra Saime (Basak Köklükaya da adulta), donna e madre, ex ragazzina dall'ombrellino rosso che fluttua per sempre nella galassia, come una promessa perduta.
La pellicola, in parte autobiografica del regista Tassos Boulmetis, è stata scelta per rappresentare nel 2005 la Grecia agli Oscar come Miglior Film Straniero.
In Italia sarà nelle sale dal l’11 marzo 2005.

Posted by Valentina Ambrosini at 11:26 PM

Maggio 19, 2003

Mangiare, bere, uomo, donna

Un antico proverbio cinese sulle necessità della vita dà il titolo al film di Ang Lee (USA 1994).
Storia sul conflitto generazionale, racconto emozionalmente e coinvolgente in cui il cibo svolge un ruolo chiave nell’osservazione dei mutamenti di una cultura cinese in trasformazione.
Il film racconta la storia dei Chu: una famiglia che vive nella moderna Tai Pei.
Il vecchio Chu è uno chef di cucina vedovo che vive insieme alle sue tre figlie grandi. Jia-Jien è una maestra repressa convertita al cristianesimo; Jia-Chien è una dirigente di una compagnia aerea taiwanese; Jia-Ning è una studentessa che lavora in un fast-food. Tutte e tre apprezzano l’elaborato pranzo domenicale preparato dal padre con la tradizionale cura, ma ciascuna entra in conflitto con il vecchio mondo di Chu.

In "Mangiare, bere, uomo, donna" l'anziano genitore, cuoco da generazioni, prepara la cena con meticolosa dedizione. Ogni ingrediente viene trattato con la massima cura. La tavola apparecchiata è gioia per gli occhi oltre che per la bocca e stimola la riflessione. È proprio questo considerare l'atto del mangiare un momento speciale che induce i commensali a rivelare i loro sentimenti.

Le bugie della vita quotidiana hanno la meglio sulla verità e riuscire a trovare una nuova armonia è un percorso difficile e pieno di sofferenze, ma la cucina, come luogo fisico e dell'anima, e il rito del mangiare permetteranno alle persone di parlarsi e capirsi.

Mangiare, bere, nutrirsi per Ang Lee non significano, semplicemente, riempirsi lo stomaco e soddisfare la fame, ma saziare lo spirito e il cuore, avvicinarsi col cibo, che è momento di comunione e sacralità, ai misteri dei sentimenti. Raggiungere attraverso la bocca, l'esofago e lo stomaco la parte più segreta dell'animo umano.

Succede anche a me :-)

Posted by Valentina Ambrosini at 06:22 PM

Gennaio 08, 2003

Il pranzo di Babette

babette.jpg

Babette, signora francese, ricercata dalla polizia dopo i giorni della Comune di Parigi, si rifugia in un paesino della Scandinavia dove trova lavoro ed ospitalità presso due anziane sorelle, figlie di un pastore protestante. Gli anni trascorrono fino alla notizia, per Babette, di una grossa vincita alla lotteria. Con quei soldi la riconoscente esule organizza un favoloso pranzo per le anziane ospiti e per tutto il piccolo paese...
Il regista, Gabriel Axel imbastisce, su un racconto di Karen Blixen, un inno alla gioia e un delicato romanzo d'amore. Attori: Stephan Audran, Jarl Kulle, Bibi Andersson.

Chiunque di voi possa aiutarmi a trovare questo "onesto piacere" in VHs o DVD sarà invitato "al pranzo di Valentina :-)".

Posted by Valentina Ambrosini at 05:05 PM

Dicembre 10, 2002

Non chiedermi perchè sto sempre in cucina - dal 10 dicembre 2002 al teatro Filodrammatici di Milano

Ambientato fra pentole e fornelli è "Non chiedermi perchè sto sempre in cucina", la tragicommedia di Luciano Capponi che debutta il 10 dicembre 2002 al teatro Filodrammatici.
Masha Sirago è una donna che, delusa dal mondo esterno, decide di restarsene chiusa nella sua cucina a creare ricette surreali.

Lo spettacolo, già proposto a Roma e Milano nella passata stagione teatrale con notevole successo, si presenta ora in una veste ancora più eclettica e imprevedibile. La protagonista, con l’aiuto di tre istrionici personaggi, veleggia tra “ricette culinarie" molto speciali, telefonate di lavoro e filmati transgenerazionali in una cucina senza tempo.

Posted by Valentina Ambrosini at 02:33 PM